
Il Governo ticinese dovrebbe discutere presto della possibilità di bloccare i ristorni all’Italia. Entro giugno, facendo fede alle parole del presidente Claudio Zali. Un’ipotesi che non piace a chi fa politica oltreconfine seppur opponendosi alla cosiddetta ‘tassa sulla salute’. Tra di essi, il consigliere regionale lombardo del Partito Democratico Samuele Astuti: «me lo aspettavo, ma speravo che non arrivasse perché disattendere una accordo internazionale è grave». Inoltre, in politica «non bisogna agire usando minacce e ritorsioni soprattutto se queste ultime colpiscono enti che non hanno nulla a che fare con questa scelta».
Una tassa che «non c'entra con il fisco»
Al contrario, la consigliera regionale leghista Silvana Snider appoggia il contributo che si intende prelevare ai «vecchi frontalieri» a favore del sistema sanitario italiano. La tassa «non c’entra niente con l’accordo perché il servizio sanitario è una cosa e il fisco è un’altra». Per di più – aggiunge Snider – «non so fino a che punto questo contributo possa avere a che fare con un Cantone visto che è una questione statale».
«Costruire ponti»
Lo stesso Samuele Astuti, tramite una recente mozione poi bocciata, chiedeva alla Regione Lombardia di sollecitare il Governo affinché abrogasse la ‘tassa sulla salute’. La Giunta, però, «dovrebbe tornare indietro perché (il contributo, ndr) è una scelta sbagliata per altri motivi e perché va contro un accordo che abbiamo fatto con la Svizzera». Con Berna, specifica Astuti, dobbiamo «costruire dei ponti invece che muri».
Una questione statale
E anche se spetta alle regioni di confine il compito di definire la quota del prelievo (in ogni caso tra il 3 e il 6% del reddito percepito in Svizzera), Silvana Snider ricorda il carattere nazionale di questo contributo. A Roma è stato deciso che il lavoratore frontaliere che ha optato per il servizio sanitario italiano invece che per quello svizzero «contribuirà in parte». Ma «il massimo che andrà a pagare sono 200 euro al mese per sé e per la famiglia». La normativa, stando alla Regione Lombardia, dovrebbe entrare in vigore entro settembre.

