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Frontalieri
Blocco dei ristorni, la politica è possibilista
© Chiara Zocchetti
© Chiara Zocchetti
Redazione
4 ore fa
Prende sempre più corpo l'ipotesi di un blocco dei ristorni: dopo Vitta e Gobbi anche Claudio Zali, dalle colonne del Mattino della Domenica, ha caldeggiato l'idea – Ma i partiti cosa ne pensano?

Prende sempre più corpo l'ipotesi di un nuovo blocco dei ristorni. Dopo Christian Vitta e Norman Gobbi, anche Claudio Zali dalle colonne del Mattino della Domenica, ha caldeggiato l'idea. Il Consiglio di Stato ha tempo fino a fine giugno per decidere se trattenere i 120 milioni di imposta alla fonte dei frontalieri. Proprio come quindici anni fa, il famigerato blocco dei ristorni torna a conquistarsi prime pagine e dibattito pubblico. Stavolta a far traboccare il vaso - in un clima già di tensione crescente - è la tassa sulla salute, un contributo che la Lombardia intende richiedere ai vecchi frontalieri, quelli ancora a beneficio del regime dei ristorni. Il tema, evocato più volte, verrà analizzato - come detto - dal Consiglio di Stato. Ma i partiti cosa ne pensano? Ecco l'opinione di presidenti e capigruppo.

Il nodo della reciprocità

«Il problema l'aveva già sollevato Christian Vitta qualche settimana fa. Si tratta di reciprocità verso l'Italia», spiega il presidente del PLR Alessandro Speziali. «Si tratta anche però di mantenere una certa pressione attiva su Berna, perché sappiamo - e non è un piagnisteo - che il nostro Cantone vive delle difficoltà come Cantone di frontiera. Penso che questo sia uno strumento di pressione corretta per poi ristabilire un ambiente politico rispettoso per tutti».

Raggiungere l'obiettivo

Maurizio Agustoni, capogruppo del Centro, sottolinea come spetti al Governo capire se il blocco può aiutare ad ottenere migliori condizioni nella ripartizione del carico fiscale che pesa sui frontalieri. «È importante che se si arriva a questa misura, il Consiglio di Stato sia disposto poi a raggiungere l'obiettivo che desidera ottenere. Bloccare i ristorni per poi tra qualche mese sbloccarli senza aver ottenuto nulla, ci esporrebbe unicamente a una figuraccia di fronte alla Confederazione e alla stessa popolazione ticinese».

Una discussione seria

Il vicepresidente socialista Danilo Forini specifica che il blocco non deve essere utilizzato a fini di campagna elettorale: «Il blocco dei ristorni è una questione molto seria che va affrontata in termini legali, giuridici in collaborazione con Berna e quindi bisogna fare pressione su Berna. Non ci va bene che venga affrontata solo come bandiera elettorale per entrare nell'anno della campagna elettorale, e mi viene il dubbio che si stia facendo questo. Discutiamone, discutiamone seriamente e facciamolo con Berna».

«Servono fatti concreti»

Infine, il coordinatore della Lega, Daniele Piccaluga: «Sappiamo che all'interno della perequazione nazionale il calcolo dei ristorni dei frontalieri viene calcolato e per il Ticino è un calcolo penalizzante. Quindi da sempre abbiamo cercato di lottare e prendiamo molto bene l'uscita di Zali. Ci auspichiamo però che il Governo non parli e basta, ma proceda con fatti concreti».

«Il Ticino è allo stremo»

In serata - sul tema - è anche giunta una nota della Lega, che torna a chiedere il blocco dei ristorni e propone di istituire un «fondo di emergenza» destinato, almeno per un anno, al finanziamento delle due iniziative di cassa malati votate in settembre: «Quei soldi devono servire a finanziare il tetto massimo del 10% per i premi di cassa malati e la deduzione integrale delle polizze», scrive il movimento. «Il Ticino è allo stremo. Mentre il ceto medio e le famiglie vengono letteralmente "spennati" da premi di cassa malati che crescono a ritmi insostenibili, la politica dei "buonisti" continua a guardare dall’altra parte. Ma la soluzione è sotto gli occhi di tutti, ed è ora di avere il coraggio di applicarla», si legge ancora. La Lega chiede perciò «ufficialmente» di bloccare il riversamento dei fondi all'Italia: «Non è più tollerabile che decine di milioni di franchi escano dalle nostre casse per andare a rimpinguare i comuni della fascia di confine, mentre i ticinesi devono scegliere se pagare l’affitto o le bollette dell’assicurazione malattia. Quei soldi devono restare in Ticino per dare ossigeno ai nostri cittadini».