
Dopo ore di attesa il Consiglio di Stato ha deciso di non decidere. O, se lo ha fatto, ha preferito non comunicarlo ancora. Ebbene si: oggi avrebbe dovuto essere il giorno dei ristorni, l’ultima seduta utile prima del 30 giugno, per stabilire se bloccarli o meno. Sullo sfondo un estenuante braccio di ferro con Berna che prosegue da mesi: il Consiglio federale ha più volte fatto presente come il blocco sarebbe equivalso ad uno strappo tra Cantone e Confederazione.
Storni: «È auspicabile una soluzione condivisa»
Ad incrinare ulteriormente un rapporto già tanto fragile, è stata la famigerata tassa sulla salute che l’Italia intende imporre ai vecchi frontalieri. Una tassa che secondo il Consiglio di Stato forte di una perizia, è invece un’imposta e come tale via l’Accordo fiscale tra i nostri due paesi. Peccato che l’Esecutivo ticinese sia l’unico a pensarla così. Le voci raccontano che stamattina alle Orsoline ci fosse ancora molta incertezza sulla via da intraprendere: le ipotesi pare fossero più di una. L’unica cosa certa è che la lunga giornata dei ristorni è iniziata con un incontro tra Governo e Deputazione ticinese. Ma sugli esiti il presidente Bruno Storni preferisce non sbilanciarsi. «L'incontro era abbastanza confidenziale, ci siamo confrontati sulle intenzioni e sulle trattative in corso con Berna. Sappiamo che la Confederazione ritiene che non sia utile bloccare i ristorni adesso che la tassa non è ancora in vigore. Un blocco sarebbe da evitare, non ci facilita il lavoro a Berna. È auspicabile una soluzione condivisa».
Due incontri importanti
Stando a quanto appurato dal Corriere del Ticino, lunedì 29 giugno è prevista una riunione (online) tra il Consiglio di Stato e la consigliera federale Karin Keller-Sutter. Un incontro che precederà di un giorno quello in agenda martedì a Roma tra quest’ultima e il ministro italiano Giancarlo Giorgetti, responsabile del dossier. L’ipotesi messa sul tavolo, da questo punto di vista, sarebbe quella di perlomeno ritardare l’entrata in vigore della «tassa sulla salute», teoricamente prevista a settembre. E ora, Berna non si è attivata solo con Roma, ma ha ovviamente nel frattempo preso contatto anche con l’Esecutivo ticinese.

