
Cala definitivamente il sipario sull'infortunio avvenuto nel 2012 sulle piste da sci ad Airolo, nel quale perse la vita un bambino italiano di 10 anni. Il Tribunale federale ha infatti confermato che si è trattato di una fatalità, respingendo il ricorso della madre della vittima. Quest'ultima si era opposta ai decreti d'abbandono emessi nei confronti del padre e della società Valbianca SA, confermati nell'agosto 2016 dalla Corte dei reclami penali.
Il bimbo, ricordiamo, era caduto su una pista nera, finendo contro un cumulo di neve a bordo pista. Il piccolo morì sul posto, davanti agli occhi del padre.
L'inchiesta era sfociata in due decreti d'abbandono emessi in prima istanza dalla procuratrice Margherita Lanzillo, in seguito confermati dalla Corte dei reclami penali e ora anche dal Tribunale federale. La società degli impianti di risalita era stata scagionata sulla base di una perizia, che attestava l'assenza di qualsiasi violazione di norme di condotta nella gestione della pista. Al padre invece fu applicato l'articolo 54 del codice, secondo cui l'assenza di un procedimento viene giustificata in ragione della sofferenza già patita dall'uomo.
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