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Bill Arigoni 10 anni dopo: "Le idee venivano prima di tutto"
Bill Arigoni 10 anni dopo: "Le idee venivano prima di tutto"
Bill Arigoni 10 anni dopo: "Le idee venivano prima di tutto"
Redazione
7 anni fa
Operaio, sindacalista, ecologista e Gran Consigliere fu investito a Magliaso l’11 febbraio 2010, ucciso dal traffico che combatteva

Dieci anni fa, il destino che a volte ama farsi beffe degli uomini si portò via Giuseppe “Bill” Arigoni. Ucciso a 61 anni dal traffico del Malcantone contro cui aveva combattuto per buona parte della vita. Erano da poco passate le 18 dell’11 febbraio 2010 quando fu investito sulle strisce pedonali davanti a casa, il giorno dopo si spense per il grave trauma cranico. “È stato investito da una signora che non era ubriaca o altro, era solo distratta da un traffico assurdo, c'erano auto dappertutto quella sera”, ci racconta Alessio, uno dei due figli. “È stata colpa della viabilità che a Magliaso è terribile. E in dieci anni cosa è cambiato? Fondamentalmente nulla. Magliaso rimane spaccata in due da una strada infernale”.

Bill Arigoni viveAlessio, con il resto della famiglia, da anni raccoglie il lavoro politico del padre sul sito Bill Arigoni Vive (billarigoni.ch), su una pagina Facebook e su un canale Youtube. “Ha fatto un lavoro sovrumano. Pur essendo un padre molto attento e presente, ha portato avanti molte battaglie, a volte da solo a volte con altri. Su temi che spesso nessun altro considerava”. Per questo famiglia e amici non vogliono che il suo archivio vada perso. “È talmente straordinario il suo lavoro che non va lasciato cadere”, continua Alessio. Fuori dall’ordinario è anche l’impegno di raccolta e catalogazione che la famiglia porta avanti da un decennio: “Per noi è doloroso fare questo lavoro. Forse è per questo che non abbiamo ancora finito”.

Ante litteramMeccanico di precisione, Bill Arigoni ha iniziato con la lotta sindacale di base nella fabbrica per cui lavorava, la Mikron di Agno. Indelebile nella memoria di molti lo sciopero della fame durato 12 giorni nel 1997, dopo che fu licenziato in tronco dall’azienda per cui aveva lavorato 25 anni. Licenziamento che la giustizia ha riconosciuto come abusivo. Ma presto, oltre all’impegno per i lavoratori, sposò la causa ecologista. “Si è dedicato di temi come la tutela del lago, i rifiuti, la causa ecologista in generale molto prima che diventassero un trend”, racconta Alessio. E il suo impegno è rimasto tangibile: “Se in Ticino abbiamo un solo inceneritore e non due è anche grazie a lui”. In politica è stato attivo sia a livello comunale (come consigliere comunale che municipale a Magliaso) che a livello cantonale, dove ha seduto a più riprese in Gran Consiglio. Quando morì era ancora in carica.

Lotta non violenta“Era uno che non mollava mai, ma non era aggressivo”, continua Alessio. “Era quasi gandhiano. Piuttosto ci mettiamo in terra e blocchiamo il traffico, diceva, ma non usiamo la violenza. La non violenza era fondamentale nel suo agire, lo sciopero della fame ne è un esempio cristallino”. Bill Arigoni, insomma, aveva la capacità di trovare la chiave giusta per veicolare il suo messaggio: “Per protestare contro un deposito di scorie nucleari a Piz Pian Grand”, ricorda il figlio, “organizzammo una protesta sul posto. La polizia era molto nervosa, ma si trovò davanti un’ottantina di persone, soprattutto famiglie con bambini, che facevano un picnic. Ma c’era anche la stampa, avevamo acceso un faro su quella situazione e il deposito non si fece più”.

Il rispetto degli avversariAl suo funerale presenziarono tanti compagni, ma anche tanti avversari. “Si è sempre battuto per i suoi ideali con coerenza e fermezza”, racconta Alessio. “Per spingere un movimento ci vuole un certo ego, ma Bill è riuscito ad anteporre le idee alla sua persona, ai sindacati, ai soldi. Quando lotti per qualcosa non ci devi guadagnare e lui non ci ha mai guadagnato. Credo sia per questa coerenza e dignità che anche molti avversari lo hanno sempre stimato”. E come gli avversari lo rispettavano, anche i compagni dovevano essere pronti a non averlo sempre e per forza dalla loro parte. “Fece una battaglia a favore dei bambini abusati, la fece tutta da solo. E si scontrò anche con Patrizia Pesenti che, come consigliera di Stato, gestiva quel settore”.

Quella strada è ancora lìUna vita dedicata agli ideali, interrotta sulle strisce pedonali del ponte sulla Magliasina. “È scandaloso, si parla della circonvallazione da più di trent’anni, ci sono stati progetti di ogni tipo, ma la situazione è addirittura peggiorata. Non mi sembra che qualcuno abbia preso in mano la situazione. Mio padre organizzava due manifestazioni all’anno”. E il suo impegno, infatti, è stato riconosciuto: la passerella ciclopedonale che collega Agno a Magliaso gli è stata dedicata. Ma quel traffico e quella strada che se lo sono portato via prima del tempo, quelli no, quelli sono ancora lì.

Guarda il ricordo di Anna Biscossa raccolto da Teleticino.

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