
I sindacati, compatti, non transigono: se non vengono garantite misure a tutela dei lavoratori, niente negoziati per nuovi bilaterali con l’UE. Dal canto suo il mondo economico rilancia, chiedendo meno norme e più flessibilità. Il botta e risposta è emerso a Lugano durante un incontro promosso dal Dipartimento Finanze ed Economia con al centro il partenariato sociale, l’emblema del compromesso e della pace tra classi.
"Non servono ragionamenti ideologici"
Renzo Ambrosetti è stato a lungo presidente nazionale di Unia e segue con attenzione il dibattito a livello federale con l’Unione svizzera degli imprenditori, restii a nuovi paletti. "È come fare un autogol. L'industria dell'esportazione sta bene se il mercato interno funziona. Lo abbiamo visto quando c'era il franco forte: avevamo delle grosse difficoltà nell'industria interna. Bisogna togliersi dalla testa di fare dei ragionamenti ideologici, bisogna essere molto pratici", afferma
La posizione dell’economia
È dunque l’economia ad essere ideologica? Lo chiediamo a Marcel Marioni, responsabile di Swissmem per la Svizzera italiana, che a Lugano ha messo l’accento sulla necessità di frenare il debito, di avere a disposizione energia e di facilitare l’accesso ai mercati. “Non siamo ideologici”, risponde Marioni. “Abbiamo delle condizioni quadro e un mercato del lavoro da difendere. Dobbiamo trovare una soluzione con l'UE che ci permetta di mantenere l'accesso con il mercato più importante che abbiamo, che corrisponde a circa il 60% delle nostre esportazioni”.
Trovare soluzioni condivise
La stessa UE, d’altronde, lo ha già detto più volte: non ci sarà nessun accordo "à la carte" per la Svizzera. A quale prezzo? Secondo Ambrosetti, se le condizioni di lavoro saranno salvaguardate, “anche la popolazione svizzera, in particolare i lavoratori, voteranno a favore di un accordo con l'Europa. Se invece vi è il pericolo di rimetterci, anche i lavoratori prenderanno delle posizioni che saranno contrarie”. Per Marioni bisogna trovare delle soluzioni condivise per il bene del mondo del lavoro e dell’economia elvetica. “È nell'interesse di ambo le parti mantenere i posti di lavoro in Svizzera, in particolar modo nel Canton Ticino”.
Un mercato saturo
Ticino il cui mercato, è stato ricordato più volte, è sotto pressione da anni. Alcuni settori, di recente, hanno portato a casa dei contratti collettivi, come gli architetti. Altri sono invece ancora scoperti. È un bene o bisogna ancora negoziare? "Una certa pressione del mercato del lavoro fa sì che ci sia uno sviluppo dei contratti collettivi. Abbiamo introdotto anche un salario minimo, che influisce su quei settori che non sono coperti dal CCL”, ricorda il direttore del Dfe Christian Vitta. “Seguendo l'evoluzione della nostra economia, ci saranno ambiti che in futuro necessiteranno magari degli aggiornamenti del contratto collettivo, o dell'inserimento di nuovi".

