
Avere un solo candidato di area per il primo turno della corsa agli Stati alle federali di ottobre, e non due, è uno svantaggio. Ne è convinto il capogruppo della Lega dei ticinesi Boris Bignasca, secondo cui quel punto dell’accordo con l’UDC va ridiscusso. “Credo che sia un handicap per tutta l’area, anche per Marco Chiesa che si ripresenta agli Stati”, ha affermato Bignasca nel corso della trasmissione “Detto tra noi” in onda su TeleTicino. Fondamentalmente “questo è l’accordo in vigore: se non verrà modificato non presenteremo un candidato”. Dovessero però variare le carte in tavola “sarebbe un vantaggio sia per la Lega, sia per l’UDC. Chiederemo ai democentristi di cambiare idea”.
“Mobilitare l’elettorato leghista, ma senza puntare al ballottaggio”
Questa rischia però di essere l’ennesima pietra di inciampo sulla strada dell’alleanza tra i due partiti, soprattutto perché i democentristi da quell’orecchio non sembrano sentirci benissimo. Lo scopo in ogni caso, ha spiegato ancora Bignasca, non è mettere i bastoni tra le ruote all’uscente Marco Chiesa. “L’idea di candidare una persona agli Stati nell’area della Lega è fatta soprattutto per il primo turno, per mobilitare l’elettorato leghista al 22 ottobre”, ha precisato il capogruppo. “È una candidatura che, in teoria, non è fatta per andare al ballottaggio, ma più per ‘accompagnare’ Chiesa”.
I nomi e il nuovo ruolo
Domenica prossima la Lega si riunirà in assemblea per approvare la lista per la corsa alle federali. Bignasca ha dato al 99% le candidature di Daniele Caverzasio, Sem Genini e Michele Guerra. Non ci sarà invece verosimilmente Sabrina Aldi. Ma non è tutto: il movimento potrebbe tornare ad avere un coordinatore unico. Dopo Giuliano Bignasca e il fratello Attilio, pare che i tempi siano propizi per un terzo Bignasca. “Dovesse esserci questa esigenza organizzativa e un largo consenso, sarebbe difficile per me dire di no”, ha confermato il granconsigliere. “Io non sgomito per avere questo ruolo. Potrei accettare, ma a condizione che non sia una carica divisiva, cosa che potrebbe essere, perché i partiti politici sono fatti di consenso, ma anche di dissenso, il che è legittimo”.

