
La dirigenza di AET non ha nessuna intenzione di seguire le indicazioni del deputato Boris Bignasca, che a nome del gruppo leghista le aveva chiesto di dimettersi.
"Liberiamoci della zavorra, voltiamo pagina e guardiamo al futuro" scriveva Bignasca in una lettera indirizzata al Consiglio di Stato con la quale chiedeva la partenza dei responsabili delle recenti perdite dell'azienda elettrica (vedi articolo suggerito).
Ma il presidente del CdA di AET Giovanni Leonardi, interpellato dal Corriere del Ticino, spiega che le recenti perdite non sono da imputare all'attuale dirigenza, visto che sono dovute alla situazione del mercato e a investimenti decisi una decina di anni fa.
"Il risultato del 2015 è frutto dell'evoluzione del mercato, caratterizzato da un massiccio crollo dei prezzi e dell'euro, imprevisto da tutti: esso ha provocato perdite ingenti a tutti i produttori, in Svizzera e all'estero" esordisce Leonardi.
"Gli ammortamenti straordinari sono legati ad investimenti e contratti decisi una decina di anni fa" prosegue il presidente di AET. "All'attuale dirigenza è sempre stata riconosciuta la trasparenza e un'ottima collaborazione. L'attuale CdA e l'attuale direzione si sono focalizzati unicamente su iniziative in Ticino e in Svizzera, tralasciando in modo particolare investimenti all'estero."
"Chiedere teste è un atteggiamento impulsivo" afferma ancora Leonardi. "La direzione e i collaboratori stanno agendo con professionalità e affrontano con coraggio questa delicata fase per l'azienda."
"In questo momento AET, ma direi tutto il settore, ha bisogno di agire unita e va sostenuta con determinazione" conclude Leonardi.
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