
“Chi non ha vissuto quella notte ha perso l’occasione di provare una grande emozione. Non solo sentimentale, ma un’emozione che ha coinvolto tutta la completezza dell’uomo. L’approdo sulla luna di quella notte è stato un po' la realizzazione di un sogno che l’umanità ha avuto per millenni. E vedere realizzato quello che, fino al giorno prima, era ritenuto l’impossibile, per noi, per la nostra generazione, è stato qualcosa di indimenticabile. Mi riecheggiano ancora quei rintocchi, il brivido di quella notte. I giovani di oggi avranno a disposizione filmati e racconti scientifici, che manca l’ora è però il brivido di chi, quella notte, ha partecipato a quell’evento". Con queste parole Eugenio Bigatto, che con Marco Blaser commentò l’approdo sulla luna per la TSI nel luglio del 1969, ricorda oggi le emozioni dell’impresa spaziale. “Da allora – aggiunge Bigatto – si guarda allo spazio non più tanto come ad una meta da seguire, un luogo da conquistare e dove piantare una bandiera, ma con una visione più utilitaristica. E si sono sviluppati dei programmi atti, vedi ad esempio la costruzione della stazione spaziale, a condurre ricerche con uno scopo puramente scientifico, con dei riflessi di applicazioni pratiche”. Uno sguardo al futuro. La luna una prima tappa per l’approdo su marte? “E’ attuabile – dice Bigatto - ma ho delle riserve sul fatto che il progetto si realizzi a breve scadenza. Oggi, a mio giudizio, vengono infatti a mancare quelle motivazioni che erano assolutamente determinanti 50 anni fa. Allora si guardava allo spazio come ad un luogo di acquisizione di nuove conoscenze e nuove realizzazioni. Questi valori dovranno essere riallineati".
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