
Una spesa di 2000 miliardi per rifare strade, ponti e acquedotti, aiutare le famiglie della classe media e bassa con la copertura sanitaria, l’accesso all’università e ai mutui casa per un investimento totale di 7300 miliardi di dollari in 10 anni, una revisione, ma con cautela, della politica verso la Cina, i dazi e la produzione nazionale di acciaio.
Il piano del presidente eletto Joe Biden per far ripartire gli Stati Uniti punta a far crescere il Pil e l’occupazione già molto nel 2021 ma si scontra con un Senato forse ancora in mano dei Repubblicani che limiterebbe la sua portata, anche perché dovrebbe essere finanziato da oltre 4000 miliardi di dollari di nuove tasse, e non tutte sulle grandi fortune e su Wall Street.
Secondo i calcoli di Moody’s uno stimolo così ridotto potrebbe far salire il Pil in media del 3,5% annuo durante il mandato quadriennale generando 11,6 milioni di posti di lavoro, mentre gli analisti di Bloomberg credono che la mancanza della maggioranza porterebbe a uno stimolo diretto iniziale di 500-750 miliardi e quindi a un aumento del Pil di solo il 3% nel 2021.
Ballottaggio del 5 gennaio
Centrale sarà quindi il ballottaggio del 5 gennaio in Georgia dove si aggiudicheranno due seggi che potrebbero far pendere il controllo del Senato (ora sono 48 a 48) a uno dei due partiti. La maggioranza è necessaria anche per due punti fondamentali nel programma elettorale di Biden: il raddoppio o comunque l’aumento del salario minimo (ora a 7,25 dollari l’ora) e la riforma fiscale.
Posto chiave del Tesoro
E per il posto chiave del Tesoro, Biden dovrebbe affidarsi a Lael Brainard, componente del board della Federal Reserve e già al governo con Barack Obama. Va ricordato come la banca centrale sia stata più volte sotto attacco da Trump che l’accusava di non fare abbastanza contro la crisi. La nomina rassicurerebbe anche Wall Street, sebbene Brainard (che sarebbe la prima donna ad arrivare al Tesoro) non abbia esperienze dirette nel mondo finanziario privato. Verrebbero così accantonati i piani della parte più progressista dei democratici di forte limitazioni alle grandi banche e al mondo finanziario anche se resterebbe in piedi il progetto di una tassa sulle transazioni finanziarie.
Protezione della produzione industriale nazionale
Dove il programma di Biden si avvicina a quello di Trump e quindi potrebbe trovare sponda nella parte avversa è nella protezione della produzione industriale nazionale, uno dei temi del tycoon con il suo «America First». Biden ha promesso 400 miliardi di spesa in beni strumentali prodotti negli Stati Uniti e 300 in ricerca e sviluppo tecnologico. Anche sull’acciaio e l’alluminio le tariffe sulle importazioni (25 e 10%) non dovrebbero essere rimosse di colpo anche per tutelare quegli elettori del Midwest che hanno scelto Biden. Più probabile che si torni a un approccio multilaterale con gli alleati di sempre (Ue, Giappone e Canada) per opporsi alla Cina e ai suoi sussidi alle industrie che producono più delle metà dell’acciaio e alluminio mondiali.
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