
“Sto abbastanza bene. Sono sano e salvo, a differenza dei colleghi ancora in carcere". Così Vanni Bianconi, ospite della trasmissione Radar in onda su TeleTicino, ha commentato il proprio stato di salute dopo il suo rientro in Svizzera, a seguito della partecipazione alla missione della Global Sumud Flotilla. Ma se lui ha potuto lasciare Israele, al momento dieci svizzeri si trovano ancora in carcere nello Stato ebraico. "Il DFAE dovrebbe finalmente essersi messo in moto in moto in maniera più efficace, quindi ci si aspetta a breve una buona notizia. Ma non sarà oggi; forse domani o dopodomani". "Nella nostra esperienza - ha aggiunto Bianconi - ho dovuto personalmente, interagendo per caso con una ministra turca, trovare il finanziamento per i voli di rientro di nove elvetici". Questi ultimi "sono stati rimpatriati a spese del governo turco". La Svizzera "ci ha prestato 40 franchi, ma dovremo restituirne 60".
L'obiettivo raggiunto
Tornando sulla decisione di imbarcarsi, Bianconi ha spiegato che "a gennaio ero stato in Palestina a fare presenza protettiva con i beduini attaccati dai coloni israeliani, e successivamente in Egitto per la marcia per Gaza". L’intento della missione con la Flotilla "era di arrivare fino a Gaza e ci sono stati due momenti in cui ho davvero sperato e creduto che potessimo farcela". Il secondo obiettivo, raggiunto, "era fare sì che il mondo guardasse cosa succede a Gaza; guardasse noi, persone normali che si assumono il rischio di morire o di finire in un carcere di massima sicurezza. E la reazione delle piazze, in Svizzera, in Italia e nel mondo, è segno che qualcosa questa Flotilla l’ha smosso. L’importante, ora, è non smettere”.
"Ognuno faccia la sua parte"
Quello compiuto da Bianconi - e dalle altre persone che si sono imbarcate - è stato un gesto temerario "ma legale", ha precisato il ticinese, aggiungendo: "Non consiglierei a nessuno di salire su queste imbarcazioni se non sente di essere pronto ad assumersi determinati rischi". In fondo, "lavorare nelle piazze e con i nostri governi, fare pressione e scrivere è altrettanto importante. L'essenziale è che ognuno faccia la sua parte".

