
Al Consigliere di Stato socialista Manuele Bertoli non è decisamente piaciuta la dichiarazione del collega Claudio Zali nel corso di un confronto sull’aeroporto di Lugano svoltosi martedì sera negli studi della RSI. Il direttore del Dipartimento del territorio, in sostanza, aveva affermato che "finanziare il Centro di dialettologia e di etnografia (CDE) e la Pinacoteca cantonale Giovanni Züst significa sostenere pubblicamente attività improduttive".
"Il collega ha così rilanciato un vecchio adagio, caro a certi ambienti, secondo cui con la cultura non si mangia - ha replicato il direttore del Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport (DECS) - Che lascia intuire un secondo e conseguente luogo comune: la pratica artistica è propria degli oziosi. Ergo, dei mantenuti".
Per Bertoli si tratta di "un luogo comune, appunto, magari di facile effetto ma decisamente falso per non pochi motivi". "Uno su tutti. Imparare la propria storia, la propria lingua, l’espressione artistica di una realtà significa arricchire la nostra persona di capacità che permettono anche il guadagno pecuniario, perché propri della cultura generale. Con una differenza non di poco: chi ama il cosiddetto “inutile” sa relativizzare anche ciò che è indubbiamente “utile”, il denaro".
"Ma senza entrare troppo in un tema complesso spesso, non a caso, oggetto di ampie e approfondite riflessioni, mi sia permessa un’ultima e bonaria considerazione - ha concluso il direttore del DECS - Suona strano che un consigliere di Stato eletto sulla lista della Lega e dunque votato soprattutto dai leghisti, da coloro cioè che si definiscono ultraconservatori dei valori e identità ticinesi, consideri inutile, improduttivo un Centro che opera per la difesa e valorizzazione del dialetto e della sua storia. È un po’ come sputare nel piatto dove si sta mangiando".
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