Cerca e trova immobili
Ticino
Bertoli: "Trarre il massimo dalla collaborazione con l'UE"
Redazione
13 anni fa
Il ministro risponde alle preoccupazioni avanzate dal SISA riguardo ai possibili tagli nell'ambito della ricerca e dell'educazione dopo il voto di domenica

Preoccupato per le possibili ripercussioni del voto di domenica scorsa sui progetti di ricerca e la crescita scientifica, il Sindacato Indipendete degli Studenti e Apprendisti (SISA) si è rivolto direttamente a Manuele Bertoli, direttore del Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport, per chiedere lumi sul futuro dell'ambito educativo in Ticino.

"Prime voci relative a possibili scompensi", scrive il SISA nella missiva inviata ieri, "cominciano a farsi sentire anche nella Svizzera italiana, dove sembrano ormai in bilico fondi di 14 milioni di franchi all'indirizzo dell'USI e ad altri istituti associati (come l'IRB), 4 milioni di franchi alla SUPSI, nonché tutti i partenariati nell'ambito della ricerca, in cui tali centri di formazione sono fortemente impegnati". A rischio sarebbero inoltre, tra gli altri, la partecipazione svizzera al programma di ricerca "Orizzonte 2020", dotato di un fondo di 80 miliardi, nonché il programma Erasmus che promuove la mobilità degli studenti in Europa. Nell'eventualità dell'apertura di un quadro critico con l'UE, il sindacato chiede dunque al ministro quali provvedimenti e strategie svilupperà il DECS per adattarsi al nuovo contesto.

Pronta la risposta di Manuele Bertoli che, condividendo le preoccupazioni espresse dal sindacato, spiega che "attualmente è ancora troppo presto per delineare una strategia di gestione del nuovo contesto" e che i possibili problemi dell'accesso ai fondi europei sono un tema rilevante di livello nazionale prima che ticinese. Le possibili strategie vanno quindi delineate nel quadro degli organismi nazionali e intercantonali, spiega il ministro, rassicurando al contempo che la discussione a tal proposito non tarderà ad iniziare. "In questi contesti andrà perseguito l'obiettivo di salvaguardare al massimo i vantaggi che la Svizzera trae dalle collaborazioni con l'UE nel settore della ricerca e più in generale della formazione. Solo in un secondo tempo, qualora ciò non fosse possibile o fosse possibile solo parzialmente" continua Bertoli "si porrebbe il problema di come salvaguardare le condizioni di sviluppo attuali con eventuali misure alternative. Una volta delineate le potenziali opzioni politiche le cerchie interessate e la società più in generale dovranno essere coinvolte in un pubblico dialogo".

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata