
Messo da parte in quella domenica di settembre – quando il Ticino disse no alla Scuola che verrà – il tema del superamento dei livelli deve tornare ad occupare l’agenda politica. Parola di Manuele Bertoli, dati alla mano. I risultati dei sondaggi sulle competenze scolastiche diffusi oggi parlano chiaro: in generale, gli alunni ticinesi si distinguono in matematica e nelle lingue. Ma con delle differenze fondamentali, legate proprio ai livelli A e B.
"Sono soddisfatto dei risultati complessivi perché la scuola ticinese è in buona salute e cerca di dare a ognuno le stesse possibilità indipendentemente dalla provenienza sociale" commenta ai microfoni di TeleTicino il Consigliere di Stato socialista. "Ci sono però dei temi su cui dobbiamo lavorare: segnatamente la divisione abbastanza netta tra chi sta meglio e peggio economicamente per quanto riguarda i livelli di matematica e tedesco alla scuola media. È un tema per questa legislatura. È un’iniquità che deve essere risolta e io credo sia necessario che si ritorni a parlare di questo tema specifico".
Cosa dicono nel dettaglio i sondaggi? Partiamo dall’indagine internazionale PISA. In lettura (496 punti), matematica (528 punti) e in scienze (502 punti), gli alunni ticinesi superano la media OCSE. In matematica, addirittura, il punteggio è inferiore solo a Singapore, Macao e Hong Kong. Risultati buoni in linea con la media svizzera anche nella verifica nazionale delle competenze fondamentali: oltre l’80% degli allievi di quarta media le raggiunge in italiano e francese. Il 64% in matematica. Tra loro però l’86% segue i corsi attitudinali; il 26% quelli base.
"Si nota una grande differenza dei risultati tra chi frequenta i corsi A e B" sottolinea Emanuele Berger, direttore della Divisione della scuola. "Questo, l’abbiamo già verificato, è correlato anche all’origine sociale, ci dobbiamo ancora lavorare. Tra l'altro abbiamo commissionato una ricerca proprio per capire quali sono i meccanismi della scelta che portano ad A e B e portare dei correttivi".
Intanto la miniriforma scolastica, frutto del patto di governo con sgravi e socialità, è sempre ferma in commissione. Proprio ieri i deputati hanno inoltrato una trentina di domande al DECS, in particolare sull’impatto economico delle varie misure.
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