
Dalla perequazione comunale alla fusione coatta il passo è breve. Lo sa bene il sindaco di Lugano Giorgio Giudici che l'altro ieri dai microfoni di TeleTicino ha criticato l’immobilismo finanziario di Locarno e Bellinzona. E dopo le critiche ha fornito una soluzione. Radicale. ‘Sì alle fusioni coatte’, ha dichiarato Giudici. Sì, quindi, ai poli regionali forti. Il sindaco di Lugano ha trovato non uno, ma ben due alleati favorevoli alle "coatte". Il primo è il deputato PLR Jacqeus Ducry che ieri dal nostro portale ha tuonato: "È tempo di fusioni coatte. E se non le propone il Governo, ha il dovere di farlo il Gran Consiglio". Anche il presidente del PS Manuele Bertoli si allinea alla "filosofia" di Giudici, ma va oltre e pensa in grande ribadendo la sua proposta, lanciata circa un anno fa: creiamo un Ticino a cinque comuni. Bertoli è ancora sicuro che la sua proposta - estrema e controcorrente - possa funzionare. “Sono convinto - ci dice - che in Ticino ci voglia un numero esiguo di comuni. E cinque sono sufficienti”. Presidente Bertoli, a suo tempo voleva lanciare un’iniziativa. “Ho il testo pronto! L’attuale legge sulle aggregazioni deve essere modificata, perché parte dal concetto che ogni territorio ragiona unicamente sulle sue aggregazioni. Mentre si dovrebbe far decidere a tutti i ticinesi contemporaneamente su un unico quadro complessivo. Immaginavo un’iniziativa - prosegue - che mettesse nella costituzione il nome dei comuni di Mendrisio, Lugano, Bellinzona, Locarno e Biasca”. Poi precisa: “La mia idea è di un grande ‘coattamento’ democratico deciso dai ticinesi. Sì, perché le fusioni coatte esistenti sono funzionali al sistema attuale”. Insomma, per Bertoli bisogna andare oltre e pensare più in grande. Si tratterebbe di capovolgere completamente mentalità e politiche comunali. E per fare questo, chiediamo, cosa pensa di fare il PS? “Questa è la mia opinione”, precisa. "Il PS c’entra poco, come c’entrano poco tutti i partiti, che sono generalmente divisi su questo tema. Sia a destra sia a sinistra ci sono correnti di pensiero diverse”. Nel frattempo il ministro Luigi Pedrazzini annuncia che qualcosa potrebbe cambiare. Il direttore del Dipartimento Istituzioni vorrebbe infatti approfondire l’ipotesi che i comuni beneficiari del fondo di perequazione, ricevano i soldi esclusivamente in cambio di progetti aggregativi. [email protected]
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