
Questa mattina il giornalista e scrittore Pierre Lepori, all’interno di Corsivo, l’editoriale quotidiano di Rete 2, aveva lanciato una critica veemente all’operato di Manuele Bertoli, reo di non aver sostenuto la cultura come avrebbe dovuto in un momento difficile come questo, specialmente durante e dopo le polemiche per il passaggio a 5 spettatori nel mondo dello spettacolo, poi subito aumentato a 30. “Lei non è il ministro della salute o delle finanze”, ha detto il giornalista. Sotto accusa in particolare una serie di interviste, in cui secondo Lepori il direttore del DECS “si è limitato a rispondere ‘posso capire che ci sono delle differenze tra quello che è un cinema o, che ne so, una fiera’, e che non è il momento per ‘cose dedicate più magari all’appagamento dell’anima come può essere la cultura’ (fine della citazione). Quel che mi ha scioccato (...) è che lei non ha speso una parola per tutti coloro che la cultura la vivono, la fanno, ed è il loro mestiere”.
Bertoli: “Sono concreto”
Questa sera Manuele Bertoli ha risposto alle accuse, ribattendo sì di non essere il ministro della salute o delle finanze, ma che in un momento come questo le discussioni su come affrontare la pandemia in corso “che fa dei morti e vede tanta gente finire all’ospedale (...) investono tutto il Governo, non solo il responsabile della Salute”. “Forse”, continua Bertoli, “avrei potuto evitare di mettere l’accento sulle ospedalizzazioni in ascesa e mostrare più empatia per i professionisti della cultura. C’è chi in politica è abile a manifestarsi con sorrisi e abbracci ed in questo è certamente molto più bravo di me. Io preferisco mostrare la mia considerazione per il settore culturale lavorando per valorizzare tutto ciò che questo settore ci propone”.
“Continuo con il mio lavoro”
Il direttore del DECS ribatte quindi di aver fatto “cose concrete, a favore della cultura ticinese”, come la proposta della Legge a sostegno della cultura, il lavoro per salvare la Filanda, il contributo a creare il MASI, il consolidamento dell’OSI e altre iniziative, concludendo dichiarando che “probabilmente per qualcuno contano di più le belle frasi di circostanza, anche di fronte a un contesto difficile, per cui basta un nonnulla per suscitare l’ira, per incazzarsi, per emettere sentenze definitive. Lascio a questi giudici le certezze assolute, io mi accontento di continuare a fare il mio lavoro a favore del settore culturale e delle tante persone che vi lavorano. Cittadini che come molti altri stanno facendo fatica in questi tempi difficili”.
Ecco la risposta integrale:
“Mi spiace aver fatto arrabbiare il signor Lepori per affermazioni che cercavano di contestualizzare la decisione di domenica scorsa, poi corretta martedì, sulle manifestazioni pubbliche, che secondo le indicazioni federali comprendono anche gli spettacoli teatrali, cinematografici ecc.
È vero, io non sono il ministro della salute, ma le discussioni su come affrontare la pandemia in corso, che fa dei morti, che vede tanta gente finire all’ospedale, che vede interventi sanitari rinviati per far spazio a chi è contagiato e necessita di cure, che vede i tanti addetti sanitari tornare in trincea dopo esserci stati in primavera, investono tutto il Governo, non solo il responsabile della salute. Così funzionano le nostre istituzioni, che immagino Lepori conosca bene. Così a mio parere deve ragionare un Consigliere di Stato che ha a cuore il bene dell’intera comunità, la stessa comunità che fruisce delle attività culturali.
Forse il signor Lepori non ha compreso che per combattere questo maledetto virus è necessario ridurre drasticamente i contatti. Una necessità velenosa, malefica, maledetta per la cultura, che vive di relazioni e di pubblico, ma questa è purtroppo la realtà con cui siamo oggi tutti confrontati, nessuno escluso.
Forse avrei potuto evitare di mettere l’accento sulle ospedalizzazioni in ascesa e mostrare più empatia per i professionisti della cultura. C’è chi in politica è abile a manifestarsi con sorrisi e abbracci ed in questo è certamente molto più bravo di me. Io preferisco mostrare la mia considerazione per il settore culturale lavorando per valorizzare tutto ciò che questo settore ci propone. In questi anni, tra l’altro, ho proposto (poi approvata dal Parlamento cantonale) la Legge sul sostegno alla cultura, ho contribuito a far nascere il Forum per l’italiano in Svizzera, mi sono prodigato per salvare la biblioteca cantonale di Mendrisio oggi collocata nel nuovo centro culturale comunale la Filanda, ho contribuito a far nascere il nuovo Museo d’arte della Svizzera italiana unendo museo cantonale e comunale di Lugano in un’importante realtà sul piano nazionale, ho dato avvio ai lavori per il museo digitale, il portale Samara, la digitalizzazione della cultura. E ancora, ho contribuito al consolidamento dell’Orchestra della Svizzera italiana con la nuova convenzione con SSR e la professionalizzazione della struttura amministrativa, per le arti sceniche ho promosso nel 2019 una discussione aperta con tutti per rivedere i parametri sull’erogazione dei contributi, ho sempre difeso le risorse per la cultura criticate da destra perché eccessive (siamo il secondo Cantone per spesa pro capite), ho subito risposto alla chiamata di Berna per allestire il sistema di aiuti straordinari a seguito della pandemia (ad oggi sono 2.2 i milioni spesi in Ticino in aggiunta ai contributi ordinari ed altri arriveranno a breve con la nuova ordinanza) e continuerò a farlo malgrado i dubbi di Lepori.
Cose concrete, a favore della cultura ticinese.
Probabilmente per qualcuno contano di più le belle frasi di circostanza, anche di fronte a un contesto difficile, per cui basta un nonnulla per suscitare l’ira, per incazzarsi, per emettere sentenze definitive. Lascio a questi giudici le certezze assolute, io mi accontento di continuare a fare il mio lavoro a favore del settore culturale e delle tante persone che vi lavorano. Cittadini che come molti altri stanno facendo fatica in questi tempi difficili”.
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