
La notizia di ieri della proposta al Governo di Manuele Bertoli di soppesare i pro e i contro di un eventuale acquisto della clinica Sant'Anna, ha acceso un dibattito che, dopo i risultati delle votazioni di domenica, non accenna a placarsi. Dopo la reazione di Paolo Sanvido, nel pomeriggio anche Matteo Pronzini ha detto la sua su Facebook.
Il deputato MPS non lesina con le critiche al Consigliere di stato: "Dopo aver dormito sonni tranquilli durante tutta la campagna referendaria, senza muovere un dito per aiutarci (d'altronde come poteva farlo: lui era favorevole alla revisione della LEOC - e quindi ha perso con gli altri domenica scorsa), il consigliere di Stato Bertoli sembra essersi svegliato e, pare, abbia proposto che il cantone compri la Clinica St.Anna."
Una proposta che a Pronzini non piace e che non esita a definire "peregrina". Secondo il granconsigliere "la battaglia pubblico-privato non la si vince facendo diventare pubblico quel che è privato a suon di milioni (...); la si vince facendo in modo che il privato non goda degli stessi vantaggi del pubblico. Vantaggi che il privato riesce ad avere grazie all'assegnazione delle specialità da parte del pubblico: operazione che si chiama, come tutti hanno ormai capito, pianificazione ospedaliera."
Secondo l'esponente MPS "il Cantone non è obbligato ad assegnare tutte le specialità alle cliniche private. In particolare vi sono criteri di qualità che si dovrebbe e si potrebbero far valere, oltre ad altri criteri la cui interpretazione è molto "politica", come ha dimostrato il recente dibattito sulla pianificazione."
Pronzini, a conclusione della sua opionione, porta allora l'esempio del settore della maternità: "Sei maternità sono troppe in Ticino? Bene, assegniamo i mandati alle quattro maternità pubbliche che per qualità e rapporto con i paziente non temono confronti. E approfittiamone per allargare il raggio di azione delle maternità pubbliche, trasformandole in strutture sempre meno medicalizzate, favorendo la costituzione di reparti gestiti dalle levatrici, nei quali possono avvenire buona parte dei parti che si svolgono senza problemi. Certo, tutto questo renderebbe di meno (costerebbe di meno) e non sarebbe attrattivo per le cliniche private. È in questa direzione che si deve dirigere la discussione e la battaglia per il rafforzamento della sanità pubblica e della qualità delle cure in Ticino. E non con proposte pseudo-mercantili che forse risolvono solo i problemi di chi oggi è in difficoltà proprio per essersi affidato alla logica del profitto."
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