
No al salario al merito, ma si colpisca duramente il demerito. A pochi giorni dalla presentazione da parte del Governo della revisione della legge sull’ordinamento degli impiegati dello stato, il presidente del partito socialista Manuele Bertoli si schiera con i sindacati. Il nodo su cui si gioca tutta la vicenda è quello salariale. In sostanza i ministri propongono che ogni dipendente, stabilisca di anno in anno, degli obbiettivi con i suoi superiori. Se gli stessi vengono raggiunti, scatta l’aumento. Altrimenti no. Chi lavora bene guadagna di più, insomma. La misura, ricordiamo, non riguarda i docenti. “Sono molto scettico sul salario al merito. Credo che dovremmo concentrarci piuttosto su chi lavoro male. Osservo poi che i bonus salariali, nell’economia privata, hanno provocato un disastro mondiale”, dichiara a Teleticino Bertoli. Per il presidente socialista bisognerebbe incidere anche sulle assunzione. Ancora troppo spesso, dice, condizionate dai partiti. Ma la revisione della legge sull’impiego statale, rappresenta per la sinistra una sfida importante. Radici storiche e culturali legano infatti, i socialisti al pubblico impiego. È dunque demagogico credere che il “no” al salario al merito dei socialisti, dipenda dalla difesa di una parte del suo elettorato storico? “Se facessimo la conta di quanti dipendenti statali hanno gli altri partiti, probabilmente scopriremmo che ne hanno di più che i socialisti. In ogni caso, come detto, penso che per migliorare il lavoro nell’amministrazione dobbiamo colpire chi lavora male. Ed è su questo che vogliamo impegnarci. Anche perché è con questi funzionari che i cittadini riscontrano i problemi maggiori”. AELLE
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