Cerca e trova immobili
Ticino
Bertoli e l'Ue: "Vogliamo davvero rompere i rapporti?"
Redazione
12 anni fa
Sulle pagine del Caffé il presidente del governo è tornato a esprimersi sull'idea di una votazione popolare sui rapporti con l'Ue

Manuele Bertoli, presidente del governo, è tornato a parlare dei rapporti della Svizzera con l'Europa sulle pagine del Caffé, dopo che già il primo di agosto si era soffermato sull'argomento, arrivando ad avanzare l'idea di una votazione popolare sui rapporti con l'Ue: "... Il Consiglio federale, pur dovendo in ogni caso mettere a punto onestamente e correttamente la proposta di legislazione in applicazione dell’iniziativa popolare cosiddetta “contro l’immigrazione di massa”, a mio parere nello spazio temporale di tre anni concesso dal nuovo testo costituzionale deve anche immaginare di proporre al Paese un voto adeguato a confermare o rivedere la scelta isolazionista fatta da popolo e Cantoni 6 mesi or sono, perché è attorno a questa questione politica che la Svizzera ed il Ticino si giocano un bel pezzo del loro futuro".

Come si legge sul domenicale, per Bertoli è necessario capire se per i cittadini ci sia la volontà di rompere davvero con l'Ue, "il 9 febbraio si è votato contro l'immigrazione di massa, ma gli effetti di questo voto sono andati al di là di ciò che chiedeva l'iniziativa stessa. Ora è necessario fare chiarezza".

Manuele Bertoli, interrogato sul pericoloso clima di chiusura che attanaglia il Ticino, si è espresso sui pericoli per il nostro Cantone: "La voglia di chiusura è analoga alla tendenza nazionale. Il pericolo maggiore è di natura economica, sono in gioco la nostra ricchezza e il nostro benessere. Questa voglia di chiusura si è espressa anche con un voto popolare, ed è sacrosanto rispettare la volontà del popolo, ma si sono rimessi in discussione i nostri rapporti con l'Ue da cui dipende il futuro della nostra economia. Mi sembra giusto sottolineare questo rischio".

Secondo il consigliere di Stato, la Svizzera è divisa in due: chi pensa di difendere il benessere attraverso l'isolamento e chi pensa che invece sia necessaria un'apertura verso l'Europa e il mondo. Da qui, quindi, la proposta di lanciare un'altra votazione sugli accordi con Bruxelles, "è opportuno farlo nei limiti previsti dalla nostra costituzione ed entro tre anni dalla votazione del 9 febbraio. Quello delle relazioni con l'Ue è un problema cruciale che non può essere liquidato col risultato di una votazione contro l'immigrazione di massa, che chiedeva una cosa ma che ha avuto anche ben altri effetti. Effetti che oggi sono ben chiari a tutti, c'é la consapevolezza di far saltare gli accordi bilaterali, con conseguenze disastrose per l'economia nazionale di cui pagheranno il prezzo soprattutto i ceti più deboli".

"Mi pare importante ragionare sull'opzione voto come del resto fa anche il Consiglio federale. Ma ponendo la vera domanda: vogliamo davvero rompere con l'Europa? Altrimenti, senza questo voto, per salvare i rapporti con l'Ue si finirà con l'annacquare quanto chiedeva l'iniziativa Udc, e ciò sarebbe irrispettoso della volontà popolare", e continua Bertoli, "ma non bisogna solo andare a votare, è altrettanto necessario pensare a delle nuove e più incisive riforme che compensino gli effetti indesiderati degli accordi Ue. Misure come, ad esempio, il diritto all'alloggio, una regolazione più efficace del lavoro interinale o per tutelare il diritto al lavoro, che possono essere decise anche dal Cantone". 

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata