
Botta e risposta a distanza, tra l'editore Armando Dadò e il consigliere di Stato Manuele Bertoli. La bagarre è partita ieri dalle colonne del Corriere del Ticino, dove Dadò in un articolo si chiedeva come mai il Cantone avesse deciso di non sussidiare il libro da lui edito, intitolato "Lo spirito del Grütli". "Perché mai? Qualcuno potrebbe chiedersi perchè questo libro viene censurato?" si interrogava l'editore.
E oggi la risposta del direttore del DECS non si è fatta attendere. "Rispondiamo non tanto a Dadò, che sa il motivo perché gli è stato scritto il 21 aprile scorso, ma ai lettori che potrebbero interrogarsi" scrive Bertoli oggi, sempre sul CdT. "Il libro è una traduzione di un testo romando a quattro mani. Una nuova pubblicazione che segue a pochi anni quella precedente. Un nuovo sussidio non si giustificherebbe per il limitato valore". E ancora: "Anche la "mitica foto" con gli uffici a rapporto e la dedica del generale al figlio era già stata pubblicata in un altro libro".
Il direttore del DECS termina il suo intervento pepato, bacchettando l'editore locarnese: "Dunque nessuna censura di uno Stato ignorante e becero ad eroiche voci libertarie, bensì semplicemente qualità insufficiente. Capita anche ai migliori editori. Il rifiuto poteva essere contestato con un reclamo dell'editore" conclude Bertoli, spiegando a Dadò che al posto di reclamare sulla stampa, avrebbe fatto meglio a rivolgersi direttamente al DECS.
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