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Ticino
Bernasconi-Borradori: duro faccia a faccia
Redazione
15 anni fa
In occasione dell'incontro di ieri sera a Paradiso sul tema del linguaggio dei media organizzato da Idea Liberale

Ieri sera presso la sala multiuso del comune di Paradiso si è svolto l’incontro organizzato da Idea Liberale dal titolo “Comunicazione oggi in Ticino: limiti ed eccessi”.All’incontro erano presenti l’Avv. Paolo Bernasconi, l’On. Marco Borradori, il Prof. Marcello Foa, Direttore di Timedia, il Prof. Franco Zambelloni, filosofo, e come moderatore il Direttore del Corriere del Ticino, Giancarlo Dillena.Edo Bobbià, nella sua introduzione alla serata ha posto la domanda: “Meglio gli attacchi frontali sulla stampa oppure tanti attacchi a piccole dosi?”Dillena dà subito la parola a Paolo Bernasconi, oggetto di pesanti attacchi da parte del Mattino della Domenica. Il succo del suo intervento è stato quello di chiedere come si possano usare determinati termini come “Berna cala le braghe” di fronte ai gravissimi problemi che stanno attanagliando la Svizzera e il Ticino, soprattutto gli attacchi verso il segreto bancario.Gli ha fatto eco Marco Borradori, il quale si è chiesto come mai le iniziative che hanno visto Paolo Bernasconi e Salvaticino come protagonisti sono venute alla luce nel periodo delle elezioni cantonali e nazionali. "Perché solo adesso? E perché ci si indigna solo per gli attacchi a determinati personaggi mentre per altri no?" (durante la serata spesso si è ricorso all’esempio di Marina Masoni).È toccato in seguito a Marcello Foa fare la disanima di quello che succede in Ticino a livello di comunicazione mediatica. Foa ha sottolineato come, dopo la caduta dell’URSS, si siano risvegliati sentimenti di appartenenza regionale, sopiti in passato in nome di un’unità contro il nemico comune, l’impero sovietico. Non è mancata una critica verso la Svizzera, dove, secondo Foa “non si sanno leggere gli attacchi che le vengono portati a livello mediatico”.La parole infine al filosofo Franco Zambelloni. Cita come esempio l’”effetto osteria, dove il tono sale sempre più” e inoltre il fatto che al giorno d’oggi è difficile fare la distinzione tra fatti e valori nel giornalismo. Una piccola nota: Franco Zambelloni è infermo e nella moderna e bella sala multiuso non c’è stato modo di poterlo far salire sul palco con gli altri ospiti per la mancanza di una rampa. Zambelloni ha dovuto parlare tristemente relegato ai piedi del palco. Da persona acuta ha comunque esordito con un “Non sono io a essere caduto in basso, ma il dibattito politico”.La serata è continuata con un continuo botta e risposta tra Paolo Bernasconi e Marco Borradori. Mai si è scaduti nel linguaggio, ma a volte le espressioni dei visi lasciavano poco alle interpretazioni. Bernasconi si chiede come si possano "mostrare i muscoli" con l'Italia chiedendo la firma su un'accordo che minerebbe definitivamente il segreto bancario. E questo da parte di chi il segreto bancario lo vuole difendere a spada tratta. Dall'altra parte Borradori che risponde con il fatto che il Governo, con i due leghisti e il PPD Paolo Beltraminelli, abbia solo messo in pratica quello che altri partiti chiedevano da diverso tempo, ma che poi si sono tirati indietro.E ancora Bernasconi che usa la metafora della macchina che porta Borradori a Bellinzona, una macchina della quale alla guida c'é Bignasca, un "pluripregiudicato con 243 denunce penali ricevute delle quali almeno 200 insabbiate". Borradori risponde che lui su quella macchina ci sta bene e che non chiederà di certo a Bernasconi di salirci.Insomma, più che un incontro sul tema del linguaggio si è assistito ad un vero e proprio dibattito politico con Borradori a volte nelle vesti di “difensore d’ufficio” di Nano Bignasca, assente ma spesso e volentieri tirato in ballo, anche dalla platea dei presenti, circa una settantina. Un pubblico tra il quale si sono levate voci molto critiche verso il Mattino, la

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