
Continua a tenere banco la proposta lanciata a inizio luglio sulle colonne del Giornale del Popolo dal erspinsabile del Centro di competenze tributarie della SUPSI Samuele Vorpe di chiedere a Berna di risarcire il Ticino con 15 milioni franchi l'anno quale compenso per le perdite fiscali legate alla mancata firma dell'accordo tra Svizzera e Italia.
"Non credo molto che l'Italia firmerà, perlomeno nel breve termine" affermava Vorpe. "Ritengo quindi che il Ticino dovrebbe rifarsi su Berna, essendo parte lesa."
Nei giorni seguenti il consigliere nazionale Marco Chiesa aveva fatto sua la proposta di Vorpe, promettendo di depositare una mozione in tal senso durante la sessione autunnale delle Camere (vedi articoli suggeriti).
Detto fatto, ieri Chiesa ha depositato la sua mozione, con la quale chiede appunto che il Consiglio federale compensi finanziariamente il Ticino "per la mancata entrata in vigore del nuovo accordo italo-svizzero sui frontalieri, parafato dalle autorità fiscali dei due Paesi il 22 dicembre 2015 scorso."
Chiesa riprende la stessa cifra avanzata da Vorpe, quantificando la compensazione in "15 milioni di franchi annui, sino a quando il nuovo accordo non sarà entrato in vigore."
Sempre ieri, il granconsigliere Tiziano Galeazzi ha presentato a nome del gruppo La Destra una mozione con la quale chiede al Consiglio di Stato ticinese di "costituirsi parte lesa nei confronti della Confederazione per il risarcimento delle minori entrate finanziarie, cioè 15 milioni di franchi all’anno, sino a quando il nuovo accordo parafato nel 2015 non entrerà in vigore."
Secondo Galeazzi, "questo vale per gli anni 2016 e seguenti."
Inoltre il deputato UDC chiede al Consiglio di Stato di "congelare a partire dal prossimo 30 giugno il ristorno delle imposte alla fonte alla Repubblica italiana secondo l’accordo del 1974."
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