
Johann Schneider-Ammann è stato accolto dal consigliere di Stato Manuele Bertoli e dal sindaco del comune, Angelo Geninazzi, per poi incontrare la stampa alla Swiss Miniatur. Alle 17.30, sul podio allestito nei pressi del campo sportivo, il consigliere federale ha infine tenuto il suo discorso per la festa nazionale.
"Per me è una tradizione trascorrere il primo agosto con i cittadini che abitano in prossimità dei nostri confini nazionali, proprio come qui in Ticino - ha esordito il consigliere federale - [...] I numerosi colloqui che ho avuto con il vostro Governo mi hanno fatto capire la gravità della situazione in cui versano diversi settori e il malcontento, per non dire l’insoddisfazione, che regna tra la popolazione." Ma Schneider-Ammann ha rassicurato tutti: "Berna non è poi così lontana come alcuni pensano. E vi assicuro che da parte nostra riceverete tutto l’aiuto di cui avete bisogno. Il governo e i partner sociali che insieme siedono nella commissione tripartita per il rispetto delle misure collaterali, sono ben consapevoli di tutto ciò."
Il consigliere federale ha poi espresso la sua fierezza per la storia di successo dall'economia Svizzera, risultato di un paese sempre in cima alle classifiche in quanto a innovazione e formazione. Da sempre la Confederazione è anche il frutto dei compromessi: "Le controversie vanno affrontate con lo scopo di trovare una soluzione. E la soluzione non si trova mai sulla base di 'o questo… o quello', bensì sempre su quella del 'tanto… quanto'. Tale cultura politica è tipica del nostro Paese e si chiama: politica del consenso. Politica del consenso ed economia sono le basi per la libertà e l’indipendenza e formano i presupposti del modello “Svizzera”, un modello vincente."
Il bernese non ha potuto evitare di parlare della votazione del 9 febbraio: "Sappiamo benissimo che i contingenti non potranno mai soddisfare i bisogni dell’economia. Infatti, se siamo fedeli all’articolo costituzionale, i contingenti dovranno essere inferiori al numero attuale di immigrati. I contingenti contraddicono però anche l’accordo di libera circolazione delle persone, che abbiamo concluso con l’Unione europea. Non si sa quale sarà l’effetto finale di questa decisione. Per ora, i segnali attuali non promettono bene, se il partenariato con i programmi UE dovesse cessare, la formazione, la ricerca e l’innovazione nel nostro Paese ne pagheranno il prezzo e a lungo termine le conseguenze si ripercuoteranno anche sul polo industriale e intellettuale della Svizzera. Tuttavia la decisione del popolo è vincolante e dunque per me va attuata fedelmente, come è giusto che sia. È una questione di credibilità. La credibilità dei politici è un bene prezioso e sarebbe insensato metterla in gioco."
"Da un lato dobbiamo dire grazie all’apertura dei confini che ci ha permesso di ottenere il nostro successo economico, ma ripiegarsi su sé stessi non è un’opzione. Ripiegarsi vuol dire fermarsi - ha ribadito Schneider-Ammann, dicendosi però fiducioso per una futura soluzione - Grazie alla sua indipendenza e autonomia, la Svizzera ha sempre saputo far fronte ai suoi compiti. Io sono fiducioso nel fatto che, anche stavolta, ce la faremo."
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