
Da oggi in Lombardia e Piemonte sono in zona gialla e questo preoccupa le autorità ticinesi. Oggi pomeriggio, infatti, il Consiglio di Stato ha inviato una lettera al governo nazionale, come ha anticipato il Corriere del Ticino. La richiesta è la solita: più misure in dogana, tra cui i tamponi per rientrare in Svizzera per chi si reca in Italia per ragioni non professionali. “Evidentemente il passaggio della Lombardia e del Piemonte in zona gialla, quindi con la riapertura dalle 5 alle 18 dei ristoranti, ci preoccupa. Quindi chiediamo alle autorità federali di considerare questa situazione e di porre dei correttivi”, ha dichiarato Norman Gobbi ai microfoni di Teleticino.
“Non abbiamo visto controlli”
Ristoranti chiusi in Ticino e aperti in Italia. Lo stesso vale per molte categorie di negozi. Attraversare il confine non dovrebbe essere così semplice, secondo le regole italiane serve infatti il risultato negativo del test, ma secondo il Consiglio di Stato mancano i controlli. “Non abbiamo fin qui riscontrato dei controlli alla frontiera da parte dell’autorità di polizia italiana”, dichiara Norman Gobbi, che ha definito la misura italiana “declamatoria”.
“Berna non capisce”
Questo non è il primo appello ticinese lanciato a Berna. Gobbi spiega che la situazione ticinese è particolare, con una frontiera così permeabile che in Svizzera può essere paragonata ai casi di Ginevra e Basilea. “La nostra preoccupazione è proprio quella che si vanifichino gli sforzi sin qui fatti dal popolo ticinese”. E alla domanda se Berna lo capisce, il presidente del Consiglio di Stato ha risposto: “Berna lo capisce? A questo punto mi vien da dir di no”.
“La gente vuole ritrovarsi”
Ad accrescere il timore del governo vi è anche la crescente insofferenza verso le chiusure. “Sul nostro territorio vediamo situazioni in cui la gente vuole ritrovarsi, si ammassa davanti ai take away, non rispetta più determinate misure. Ho sempre detto che le misure devono essere supportate e sopportate, vediamo un limite nella sopportazione da parte della popolazione”, ha spiegato Gobbi. D’altro canto, aggiunge, a rincuorare vi è il calo dei casi, delle ospedalizzazioni e, oggi, il ritorno a zero decessi.
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