
Mercoledì, rispondendo ad un’interrogazione parlamentare (per saperne di più clicca qui), il nuovo governo italiano del premier Mario Monti ha dichiarato di non essere intenzionato a sottoscrivere accordi sulla doppia imposizione con la Svizzera secondo il modello degli accordi siglati con la Germania e la Gran Bretagna. Secondo il nuovo governo italiano, questi accordi non risponderebbero agli standard OCSE. E oggi, sulla questione, il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri interroga il Governo federale."Si ricorderà - ricorda Quadri non senza una certa ironia - che in tempi recenti la consigliera federale Widmer Schlumpf aveva invitato il Ticino a sbloccare i ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri in quanto la conclusione di un accordo sulla doppia imposizione con l’Italia sarebbe stato vicino. Quanto “vicino” fosse - e sia - un accordo, lo dimostrano ora queste dichiarazioni del governo italiano". "Non è dato di sapere - aggiunge Quadri - a che punto fossero eventuali trattative svizzere con Roma. Tuttavia, l’ennesimo cambiamento di rotta da parte italiana pare cogliere la Confederazione impreparata; cosa che del resto sembra essere la regola nelle trattative con la vicina Penisola. Si ha dunque l’impressione che i negoziatori elvetici non siano in grado – forse per una somma di motivi legati alle modalità di lavoro, alle mentalità, alla lingua – di trattare in modo efficace con l’Italia. Lo evidenzia del resto anche la travagliata vicenda del prolungamento a sud di AlpTransit". "Tuttavia - prosegue Quadri - gli accordi che vengono (o non vengono) presi con l’Italia dalla Confederazione esplicano pesanti conseguenze sul Ticino. Che si trova, in genere, a pagarne il prezzo da solo. Si rendono dunque necessarie delle deleghe federali al Ticino per le relazioni con l’Italia". Sei le domande poste al Consiglio federale. Come valuta la risposta del governo Monti, "che si dichiara non intenzionato a concludere accordi sulla doppia imposizione con la Svizzera sulla base del modello tedesco ed inglese?" Come valuta l’affermazione "secondo cui gli accordi in questione non risponderebbero agli standard OCSE?" E ancora, a raffica: "A che punto erano le trattative con il precedente governo italiano? In che modo e in che misura l’autorità ticinese è stata fin qui coinvolta nelle trattative? In che modo ed in che misura lo sarà in futuro?" Il Consiglio federale "riconosce le difficoltà dei negoziatori federali nell’interloquire con Roma" ed "è consapevole che vittima di queste difficoltà è il canton Ticino?". E infine: non ritiene il Consiglio federale "che, in conseguenza di ciò, il Ticino dovrebbe poter beneficiare di un margine di azione nelle trattative con la Penisola?"
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