
Se non è record poco ci manca. A dirlo è Paolo Righetti, presidente Swissoil Ticino, uno che della materia ha una certa conoscenza. Insomma, chiamare il petrolio “oro nero” non è mai stato così poco eufemistico. La minaccia americana di introdurre sanzioni sul petrolio russo, nel fine settimana ha fatto schizzare il prezzo del brent a livelli che non si vedevano dal 2008. La ripresa economica post pandemica aveva già causato un notevole rialzo dei prezzi e la guerra è stata il colpo di grazia. La Russia, con i suoi 11 e passa milioni di barili al giorno, è il terzo produttore di petrolio al mondo e buona parte viene esportato proprio in Europa. A titolo di paragone gli Stati Uniti, primo produttore, superano di poco i 17 milioni e mezzo di barili.
Gli effetti a catena
Il nostro portafogli è destinato a farsi via via più leggero. Se la situazione non arriverà ad una svolta in tempi brevi, a pesare a livello economico non sarà tanto o soltanto il pieno all’automobile, quello che rischia di innescarsi è un effetto a catena. “Con ampia probabilità con prezzi attuali ci sarà una contrazione dei consumi”, spiega Righetti. “La gente userà meno l’auto e di conseguenza viaggerà di meno. Questo comporterà ad avere un impatto anche sul turismo”, sottolinea. Inoltre quasi tutta la merce in Svizzera “è importata con i camion e se il costo del diesel raddoppia, avrà delle ripercussioni anche sulle materie”.
Il prezzo della benzina “aumenterà”
Difficile quindi immaginare come evolverà la situazione. Ma una cosa è praticamente certa, spiega Righetti: “il prezzo della benzina, nel brevissimo periodo, aumenterà ancora”. Ciò vuol dire che se dovete fare il pieno fatelo oggi: domani probabilmente vi costerà di più.
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