
Benvenuti nel Fight Club ticinese, quello di cui si parla: eccome. Protagonista la politica nostrana: e sono, almeno a parole, botte da orbi. Eh sì, i tempi in cui a cantarsele erano da una parte i popolari democratici e dall’altra i liberali radicali e la faccenda terminava lì, sembrano definitivamente tramontati. Oggi le geometrie sono variabili, gli schieramenti anche. Insomma, ormai regna il tutti contro tutti.
Il Fight Club ticinese, appunto, dalle stanze di Palazzo delle Orsoline, in un battito di ciglia, è approdato sui social network. Colpa del 9 febbraio e della vittoria dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa, o forse, della campagna elettorale per le cantonali dell’anno prossimo che ormai la fa da padrone. Fatto sta che le accuse, le polemiche e le frecciatine neppure troppo velate verso politici, partiti, deputati, governi, sono inarrestabili.
Impossibile contarle: non passa giorno che questo o quel politico prenda la parola, o meglio la tastiera, per diffondere in rete il pensiero o l’accusa del giorno. Xenofobo, squadrista, fuco, pallone gonfiato, codardo, ce n’è per tutti i gusti. Che poi, come in chimica, genera un’inarrestabile reazione a catena di repliche, dupliche, eccetera, eccetera, eccetera. Ma del resto questo è il Fight Club ticinese, di cui si parla eccome.
Forse la colpa è del dibattitto sulla mozione “Ticino a Statuto speciale”, magari la è colpa di Berna che non ascolta, dei frontalieri, delle liste di proscrizione, della ipermediatizzazione. O magari la responsabile è davvero quella eterna campagna elettorale che inizia presto e non finisce, giorno, dopo giorno, dopo giorno. Ad aprile 2015 del resto ci sono le cantonali: in palio 5 ambitissimi seggi in Consiglio di Stato. Poi ad ottobre sarà la volta delle federale. E in un attimo sarà di nuovo il momento delle comunali. Giorno, dopo giorno, dopo giorno: benvenuti al Fight Club ticinese, protagonista la politica nostrana. Quello di cui si parla, eccome.
ClaRo
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