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Politica
Beltraminelli sul caso Zali: «Il Ticino ha già tanti problemi, ora serve credibilità»
Red. Online
5 ore fa
L'ex consigliere di Stato, che visse sulla sua pelle una crisi istituzionale (il caso Argo 1), commenta la bufera che ha investito il ministro leghista

Le bufera che ha colpito il consigliere di Stato Claudio Zali apre inevitabilmente una crisi istituzionale. Il Governo due giorni fa ha fatto le sue prime mosse sollevando Zali da Magistratura e Polizia. Lo ha fatto in maniera collegiale, base fondante del nostro sistema politico. Umanamente però gli equilibri all'interno del gabinetto potrebbero incrinarsi. Come si affrontano queste situazioni? Lo abbiamo chiesto a Paolo Beltraminelli, già consigliere di Stato.

Beltraminelli commenta: «Un caso che interessa in prima persona il Governo, perché lo scopo primo di un governo è lavorare in modo collegiale, quindi devono prendere rapidamente delle decisioni che permettano all'Esecutivo di continuare a lavorare bene». L'ex consigliere di Stato prosegue: «Il momento non è facile. Io mi auguro e spero che prossimamente possano trovarsi tutti assieme, perché devono ascoltare le spiegazioni del diretto interessato e poi prendere le decisioni del caso».

Per Paolo Beltraminelli al centro del discorso va la credibilità, ma è chiaro che «queste situazioni non fanno bene al Governo, perché il Ticino ha tanti problemi. Ci vuole soprattutto credibilità, anche quella della politica in generale».

Il Governo non può esonerare Claudio Zali dal suo ruolo, questo è il nostro sistema politico. Come può muoversi dunque l'Esecutivo cantonale, dopo aver affidato Magistratura e Polizia alla vicepresidente Marina Carobbio Guscetti, mentre il ruolo di presidente del Consiglio di Stato è ancora ricoperto da Zali?

Secondo Beltraminelli, «sicuramente si può decidere di sospendere la carica di presidente a Claudio Zali, questo proprio perché, in quel ruolo, rappresenta il Governo verso l'esterno. Se invece si tratta di capire quale è la posizione politica di Zali, sappiamo che il nostro sistema è proporzionale: tu vieni eletto su delle liste in modo proporzionale. Sei tu stesso che devi decidere cosa vuoi fare in base a quanto è successo, poi c'è il tuo partito e poi naturalmente la popolazione che ti ha eletto. Le dimissioni sono una cosa del tutto personale».

Le crisi istituzionali

L'ex consigliere di Stato analizza la situazione di Claudio Zali, alla luce delle crisi istituzionali vissute da lui stesso in Governo, in particolare per il caso Argo 1: «Non è sicuramente un momento facile: quello che si è sentito (nei file audio, ndr) chiaramente è grave e sarà Zali a doversi giustificare, rispondendo anche di fronte al Paese. Io, Claudio Zali lo conosco dai tempi della scuola. Non è mai stato il tipico politico. Lui ha fatto una carriera lunghissima da giudice, e questa è una carica molto particolare. È abituato a decidere, sicuramente è poco incline ai compromessi. Vedo un continuo manifestarsi di questa sua attitudine».

Beltraminelli poi aggiunge: «Adesso probabilmente è arrivato il momento che lui stesso faccia un'analisi della sua coscienza e poi prenda la decisione che riterrà più giusta. Io sono stato presidente del Governo due volte e io stesso ho dovuto affrontare delle situazioni di difficoltà istituzionale. La prima volta ero presidente, con il caso dei permessi falsi che aveva scosso il Dipartimento delle istituzioni. Dopo, io stesso sono stato vittima di una situazione legata a un mandato a un'agenzia di sicurezza (il caso Argo 1). Ecco, lì ho vissuto in prima persona un'escalation. In quel caso il Governo mi ha dato fiducia, tanto è vero che riuscii a mantenere nella sua integrità il mio dipartimento. Non sono mai neanche stato sentito dalla Procura, ma malgrado ciò, a livello mediatico e politico, mi riferisco al Gran Consiglio, c'è stata un'escalation. Questo per dire che l'ho vissuta in prima persona e molto male, anche se poi la questione si è risolta. Sicuramente è difficile da vivere anche a livello personale. Io stesso cercai di far capire quello che stava succedendo, ma ormai era partita una valanga. Nel mio caso tutto tornò a posto, ed è per quello che mi rimisi in lista. Perché non avevo nulla da rimproverarmi. Poi non sono stato rieletto per poco, in fin dei conti ho fatto una votazione dignitosa. Oggi la cosa è stata dimenticata», conclude l'ex consigliere di Stato.