
Dopo la retrocessione, il futuro dell’AC Bellinzona appare più incerto che mai. Oltre alla delusione sportiva, a preoccupare sono soprattutto le difficoltà societarie e le tante incognite legate alla proprietà del club granata. A condividere il clima di apprensione è anche la Città di Bellinzona. «C’è tanta amarezza e non nascondo anche un po’ di preoccupazione», afferma il vicesindaco e capodicastero Finanze, economia e sport Fabio Käppeli. «Non va nemmeno nascosto che questa retrocessione non è arrivata inaspettatamente. Tutto il campionato è stato giocato occupando gli ultimi posti in classifica». Ma a inquietare maggiormente è la situazione societaria: «Ci sono litigi, tante incognite e la ricerca di una nuova proprietà che possa riprendere la gestione della squadra anche in Promotion League».
Scenari futuri
Al momento è ancora difficile intravvedere delle soluzioni. Gli scenari futuri sono molteplici. Una cessione appare al momento complicata, anche perché non è ancora chiaro l’ammontare complessivo dei debiti. Sullo sfondo resta pure lo spettro del fallimento, con eventuali speranze legate a un possibile concordato.
Chi si è fatto avanti
Intanto, diversi attori vicini al club si sono detti pronti a dare una mano. Tra questi anche l’ex presidente Manuele Morelli, che sulle colonne del Corriere del Ticino ha lasciato aperto uno spiraglio: «Non chiudo la porta, potrei pensarci, ma al momento non c’è nulla di concreto».
La città pronta a dare una mano
Anche la Città si dice pronta a facilitare eventuali nuovi investitori. «Siamo a disposizione e siamo anche in contatto con l’attuale proprietà», ribadisce Käppeli. «Possiamo mettere in contatto le persone giuste e contribuire a spiegare la realtà della piazza e il rapporto con le istituzioni. Un anno fa questo lavoro di preparazione non è stato possibile».
Il modello della PromoSport
Tra le ipotesi per il futuro torna inoltre il modello gestionale della PromoSport, già sperimentato anni fa. Una formula basata sulla suddivisione della proprietà tra più azionisti, che secondo l’ex presidente Andrea Rege Colet potrebbe rappresentare una soluzione interessante. «Era una società fatta da dieci quote», spiega Rege Colet. «Si dividevano investimenti e rischi, ma ogni decisione importante doveva essere condivisa. Era più macchinoso, ma permetteva di rispettare rigorosamente il budget».

