
Verrà celebrato di fronte alla corte della Assise Criminali, il prossimo 4 agosto, il processo nei confronti del piromane di Bellinzona che per due volte, la notte del 7 settembre e del 20 ottobre, diede fuoco alla palazzina di via San Gottardo 144 a Bellinzona. L’uomo, un 35.enne ticinese che abitava nello stabile, dovrà rispondere di ripetuto incendio intenzionale aggravato. In entrambe le occasioni, il rogo partì dalle cantine dello stabile attorno alle 4 del mattino. Gli inquilini, una ventina in tutto tra cui numerose famiglie e anziani, furono sfollati nel pieno della notte e trasportati al centro della protezione civile. Luogo ora e dinamica dell’incendio si ripetevano con un’allarmante coincidenza, tanto che la scientifica da subito non escluse l’origine dolosa. Due giorni dopo, il 22 ottobre, gli inquirenti fecero scattare le manette ai polsi del 35enne che ammise i fatti. Sull’atto di accusa firmato lo scorso 18 maggio dal procuratore pubblico Nicola Respini figurano anche altri reati minori, tra cui danneggiamento e ingiurie. Ingiurie nei confronti del proprietario dello stabile con il quale si erano create da tempo diverse tensioni. E sarebbero proprio queste tensioni all’origine del grave gesto del 35enne. Nei suoi confronti è stata disposta una perizia psichiatrica che ha riconosciuto una scemata responsabilità di grado lieve. “Pensavo di non essere ben visto dai miei inquilini”, avrebbe spiegato agli inquirenti l’uomo, da 9 mesi in carcere preventivo. fp
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