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Ticino
Bellinzona: la guerra delle finestre
Redazione
16 anni fa
Il nuovo centro diurno per disabili adulti della Fondazione Madonna di Re è nel mirino di un ricorso

Quel cantiere in via Pizzo di Claro a Bellinzona ricevette, un anno fa, la benedizione del vescovo Pier Giacomo Grampa. Ora avrà bisogno di una benedizione giuridica: quella del tribunale amministrativo.E sì, perché il nuovo centro diurno per disabili adulti della Fondazione Madonna di Re è nel mirino di un ricorso. O meglio: nel mirino c’é l’appalto deliberato a una falegnameria di Quinto per la realizzazione delle finestre del centro, che sono ben 242. E vanno costruite rispettando i criteri Minergie. Un appalto da oltre un milione di franchi. Soldi che finirebbero in buona parte in Germania, a una ditta specializzata in serramenti. Contro la delibera si è sollevata anche l’Associazione ticinese dei falegnami che l’8 gennaio ha scritto al Governo. Al concorso, che vietava il subappalto, hanno partecipato cinque aziende di falegnameria. E la delibera è stata assegnata alla migliore offerente che però violerebbe il divieto del subappalto. Questa, almeno, è l’opinione dell’associazione di categoria e della ditta di Biasca che a fine dicembre ha presentato ricorso, chiedendo l’effetto sospensivo sulla delibera. È sul principio che il Tribunale dovrà decidere: commissionare la fornitura di serramenti su misura a una ditta è o non è una commessa edile, quindi un vero e proprio appalto, che nello specifico diverrebbe un subappalto? Il centro della Fondazione Madonna di Re è sussidiato con soldi pubblici - 7 milioni tra Cantone e Confederazione - e dunque é sottoposto alla Legge sugli appalti. Per il Cantone non è un problema far capo, in questo caso, a una ditta estera: per i falegnami e la ditta ricorrente, invece sì. Tanto più che la falegnameria di Biasca era l’unica tre le cinque concorrenti a garantire la costruzione dei serramenti nel proprio laboratorio. È vero che, grazie alla fornitura tedesca, le finestre della ditta di Quinto costerebbero 200'000 mila franchi in meno: un milione e 130mila anziché un milione e 340mila, ma quel mandato vale un mese di lavoro per cinque operai ticinesi. E con l’aria che tira e la concorrenza estera non è poco. Tanto che i falegnami si chiedono se la loro professione sia destinata a sparire e trasformarsi in un semplice commercio di manufatti esteri. EMMEBI

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