
“La vittoria nel referendum sugli onorari aveva permesso di ridurre gli importi e di far risparmiare alla cittadinanza 151’000.- annui per un totale di 604.000.- a legislatura”. Si legge in un comunicato congiunto firmato Lega dei Ticinesi e UDC, che precisano: “Il nostro impegno (e dell’MPS) aveva quindi prodotto un risultato tangibile per le casse comunali di Bellinzona”.
Secondo i due partiti la situazione di un possibile referendum contro “i crediti suppletori votati con arroganza e all’unanimità da PLR e PS è ben diversa. Anche ipotizzando la vittoria nella votazione popolare, l’eventuale successo non permetterebbe la riduzione dell’enorme danno provocato”.
“Il PPD ha fatto retromarcia”
“Purtroppo - si legge nella nota - da nessuno dei partiti contrari ai crediti suppletori è giunta la volontà di lanciare un referendum o di collaborare nella raccolta delle firme. Fino all’ultimo abbiamo creduto nel PPD, già particolarmente critico durante la seduta di Consiglio comunale”.
Ma il PPD sembra aver deluso sia Lega che UDC: “Poco prima dell’ufficializzazione della collaborazione il PPD (che si era assunto il ruolo di capofila nell’organizzazione del referendum) ha però fatto un’umiliante retromarcia. Non è difficile supporre la pressione del sindaco sul suo collega Soldini, così come la promessa di mandati ai dirigenti della sezione pipidina con lo scopo di farle desistere dal referendum”.
“È necessario l’intervento di autorità esterne”
“Anche il PPD - prosegue il comunicato - sconfessando l’impegno formale del loro capogruppo Paolo Locatelli, è così diventato complice degli schieramenti PLR e PS. Invece di aiutare a fare chiarezza, uscendo di scena il PPD ha contribuito con il PS a tenere alzato lo zerbino mentre il PLR nascondeva la sporcizia. Vorrà dire che per questa legislatura sarà ricordato unicamente per la scandalosa gestione della Casa anziani di Sementina, il cui dicastero è gestito dal suo municipale Soldini”.
“La gravità di quanto successo e anche di come è stata gestita la situazione una volta emersi i fatti, impone l’intervento di autorità esterne. Per questo motivo ricorreremo contro la decisione politica presa. Da parte nostra, faremo tutto il possibile per cercare di fare uscire la verità, ossia - tra le altre cose - che qualcuno era stato dovutamente informato dall’andamento dei cantieri già nel 2018 e 2019”, conclude il testo.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

