
Tutti sembravano aver accolto di buon grado i festeggiamenti a sopresa organizzati dai Bellinzona Boys, nella notte tra lunedì e martedì scorso, per celebrare i 110 anni dell'ACB. Malgrado per i fuochi di artificio che hanno svegliato i bellinzonesi a mezzanotte non sia stata chiesta alcuna autorizzazione, così come per i vessilli appesi a Castelgrande, persino la Polizia comunale aveva dichiarato di non essere intenzionata ad agire.
Invece non è così, non tutti sembrano avere gradito l'originale celebrazione. Renato "Nene" Zurmühle, leggenda granata e della Nazionale elvetica, ha inviato ai media una lettera infuocata, con la quale chiede al sindaco Mario Branda "severi provvedimenti" nei confronti dei Bellinzona Boys, che definisce "giovani incoscienti".
"Era quasi la mezzanotte e io sognavo beatamente di vivere in quel gennaio del 1951 quando smisi la maglia del Daro e iniziai la mia modesta carriera in serie A proprio con l'AC Bellinzona" scrive Zurmühle. "Quei fuochi di artificio hanno rotto questo incanto e io mi sono ritrovato con la realtà attuale e la tristissima fine del club fatto fallire da uno dei tanti avvoltoi che purtroppo hanno invaso il mondo del calcio."
Zurmühle, nel suo scritto, chiede altresì un incontro tra Municipio, Bellinzona Boys e lui stesso, durante il quale intende spiegare ai giovani di avergli "rovinato un sogno" durato oltre un secolo.
In seguito l'ex calciatore granata ha però fornito una precisazione contrastante, che stravolge il suo pensiero iniziale, che assume così i contorni della provocazione: "Mi pento di quanto scritto. Caro sindaco, ti prego di scusarmi anche con quei giovani granata che hanno fatto qualcosa di veramente bello per ricordare la storia di un simbolo della nostra città."
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

