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Bellinzona: cos'è questa puzza?
Bellinzona: cos'è questa puzza?
Bellinzona: cos'è questa puzza?
Redazione
10 anni fa
Molti cittadini si chiedono da dove provenga l’odore nauseabondo che in questi giorni investe il Bellinzonese

Un odore nauseabondo sta investendo negli ultimi due giorni buona parte del Bellinzonese, dove molti cittadini si stanno lamentando, chiedendosi da dove proviene la puzza che costringe a chiudere le finestre e a tapparsi il naso.

C’è chi parla di "un tanfo improponibile", chi invece di una puzza “simile a quella del cavolo". Odori decisamente sgradevoli che, a quanto pare, si sentono soprattutto nella parte centrale e più a nord di Bellinzona, fino a raggiungere Lumino. 

Per ora da Bellinzona ci confermano che la causa non è dovuta alle canalizzazioni. Molto probabilmente il motivo risiede nelle condizioni meteorologiche che non permettono di filtrare gli odori. A causa della bassa pressione si è infatti creata una sorta di "cappa", che non permette il ricambio dell’aria.

Dal canto suo l'Azienda cantonale dei rifiuti (Acr) esclude che le puzze possano provenire dal termovalorizzatore di Giubiasco. "Non siamo noi" ribadisce il direttore amministrativo Guglielmo Bernasconi. "Abbiamo un sistema che non permette di produrre puzze. I rifiuti vengono scaricati in una fossa, la cui aria viene aspirata in una camera di combustione, che viene filtrata prima di essere nuovamente emessa. Le puzze si creano solamente quando si spegne l'impianto, cosa che avviene ogni 2-3 anni e che annunciamo con preavviso".

"C'è naturalmente il problema dell'inversione termica che trattiene gli odori". Ma da dove provengano anche Bernasconi può fare solo delle ipotesi, come per esempio i concimi dei campi dei contadini, gli impianti di depurazione oppure gli altri siti di compostaggio. Insomma una serie di fattori che, con questa situazione di bassa pressione, avrebbe creato il fastidioso fetore. E come per le polveri fini nel Sottoceneri, la pioggia sembra essere la grande soluzione per lavare via i cattivi odori.

In questa situazione di inquinamento acuto c'è comunque anche chi auspica un cambio di rotta. "In un periodo di misure urgenti" spiega Alessandro Lucchini, membro del Comitato dell'Osservatorio della gestione ecosostenibile dei rifiuti (Okkio), "bisognerebbe ridurre il funzionamento del termovalorizzatore, responsabile di buona parte delle emissioni". Ma stando sempre a Bernasconi il termovalorizzatore produrrebbe solo lo 0,003% delle polverini fini a livello cantonale. Una misura che dunque sarebbe poco incisiva per risolvere il problema dell'inquinamento atmosferico. 

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