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Cinema
“Becoming Giulia” arriva nelle sale, a tu per tu con la regista locarnese
Redazione
3 anni fa
Laura Kaehr racconta la nascita del film documentario che segue la prima ballerina di Zurigo tra le sfide della maternità e il mondo lavorativo. "L''ho seguita per tre anni e il film si focalizza su ciò che significa per una donna avere un carriera di alto livello".

Giovedì 13 aprile esce nelle sale ticinesi "Becoming Giulia" della regista locarnese Laura Kaehr. Il film/documentario ha vinto il premio del pubblico al Festival di Zurigo e segue la storia di Giulia Tonelli, prima ballerina dell’Opera di Zurigo che ritorna sulle scene dopo la maternità e che deve trovare un nuovo equilibrio tra il mondo molto esigente della danza e la vita famigliare. Con la regista abbiamo ripercorso la nascita della pellicola e di come ha messo assieme i “pezzetti” di vita della prima ballerina nei tre anni che l’ha seguita. “Ho cominciato a seguire Giulia quando suo figlio Jacopo aveva 3 mesi”, ci racconta. “Il film non è focalizzato tanto sull’aspetto fisico, ma piuttosto su ciò che significa per una donna avere una carriera di alto livello. Con Giulia, che ho seguito per tre anni, si è creata una profonda intimità ed è per questo che anche il pubblico reagisce in modo toccante. È una storia vera”.

Trattandosi di un documentario non c’è una sceneggiatura scritta. Come hai lavorato con Giulia?

"Ho stabilito all'inizio un tema che volevo seguire e la protagonista era al corrente di questa linea. Poi ho lasciato che la vita succedesse. Come documentarista devi un po' pensare a tutti i possibili scenari. Ma situazioni come il Covid, per esempio, non le avevo immaginate. Spesso e volentieri non succedono mai le cose che hai immaginato. È l'adrenalina del documentario. Sei sempre coinvolta e devi anche mantenere una relazione molto onesta con il tuo protagonista”.

C'è stato qualche fuori programma?

"Era tutto fuori programma. Anche girare dietro le quinte dell'Opera di Zurigo, un posto dove io stessa ho vissuto come ballerina, è stato estremamente difficile. Le cose possono cambiare all'ultimo momento e di fronte a queste situazioni bisogna avere anche il coraggio di dire “no” per seguire quello su cui ci si voleva focalizzare. In un mondo in cui ruotano così tante persone, devi sapere importi e come donna regista spesso e volentieri volevano scavalcarmi". 

Ti guardavano anche con un po' di diffidenza o ti hanno lasciato filmare tutto quello che volevi?

"Essendo stata io stessa una ballerina sapevano che non ero interessata a certi cliché del mondo della danza. C'era quindi anche fiducia da parte loro, sapevano cosa stessi cercando. Poi ho costruito pian piano un livello di intimità. Venendo da quel mondo ed essendo sempre stata molto onesta su quello che stavo seguendo, sono riuscita ad arrivare vicino a situazioni mai viste prima".

La storia racconta una situazione che esiste in qualsiasi ambito: una donna in carriera che decide di diventare mamma. Era su questo che volevi focalizzarti?

"Sì, trovo che Giulia sia molto d’ispirazione. Lei articola molto bene il fatto di poter continuare ad avere l’ambizione di arrivare lontano nella sua carriera. Spesso quando una donna ha dei bambini si dice “adesso si può focalizzare su altro”. Ma chi l'ha detto che si vuole focalizzare su altro? Giulia è una persona che può ispirare sia uomini che donne nel capire l'importanza per la società di portare avanti questo tema. Quante donne laureate ci sono che dopo aver fatto una famiglia non si reintegrano più nel mondo lavorativo? Giulia ha questa grande forza di dire: "non mettetemi da parte, mio figlio mi dà ancora di più da esprimere".