
Come può una madre arrivare al punto di abbandonare il figlio appena nato? Soprattutto come riesce ad abbandonarlo in condizioni da metterne in pericolo la vita, in un’automobile, avvolto in un sacchetto di platica? Si, è quello che è successo mercoledì sera a Lugano, quando una pattuglia della polizia ha ritrovato in un macchina, verso le 18, un bebè di tre settimane. Il piccolo era in un sacchetto di plastica, in ipotermia e denutrito. L’ipotesi potrebbe essere quella di una depressione post-parto che ha colpito la madre, una sindrome non così rara. Naturalmente l’inchiesta dovrà stabilire le esatte motivazioni della madre, fermata ed arrestata. “Se si tratta di depressione post-parto la madre potrebbe arrivare fino ad uccidere il bambino” ci conferma lo psichiatra Tazio Carlevaro. “Non bisogna mai sottovalutare le difficoltà che si manifestano dopo un parto – continua Carlevaro – c’è uno sconvolgimento ormonale nella donna”. Lo psichiatra è più preciso: “Attenti però a non confondere un calo fisiologico nelle prime ore dopo il parto. Quando però i sintomi depressivi compaiono dopo qualche giorno bisogna stare attenti”. È paradossale come una cosa bella come la nascita di un figlio possa condurre ad uno stato d’animo depressivo “Non è raro che ci sia depressione dopo un evento felice. Prendiamo ad esempio un cambio di lavoro che migliora la situazione. A volte non si sa cosa fare. Eppure si dovrebbe essere carichi. Paradossale, ma l'uomo funziona così".Certo che una cosa del genere rischia di intimorire le donne che desiderano un figlio. Carlevaro è chiaro su questo punto: “Il problema centrale è capire cosa ci sta dietro. Un consiglio che dò è quello di parlarne. Se si avverte qualche disagio parlarne con persone di fiducia, che possa essere il medico o chiunque altro che possa aiutare. Qualcuno di competente. Non tacere. Nulla di peggio che tacere i propri disagi. Il cervello non può essere radiografato. Deve essere il soggetto a parlare”. Carlevaro conclude: “L’importanza di parlarne è fondamentale, in quanto chi è depresso pensa di non essere all’altezza della situazione”. Dal punto di vista pratico, quali alternative ha una madre che non se la sente di accudire un neonato, piuttosto che abbandonarlo al freddo in macchina? Lo abbiamo chiesto a Roberto Sandrinelli dell'Ufficio dell'azione sociale e delle famiglie: “Una madre può, mantenendo l’anonimato, far ricorso alle strutture ospedaliere cantonali - ci conferma - "può chiamare la polizia, un'ambulanza. Non è nemmeno obbligata a dire chi è il padre. Poi, in seguito, il bebè viene preso a carico delle strutture specializzate e si decide cosa sia meglio per lui in ottica di una vita serena”. [email protected]
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