
“Siamo stufi di sedere sul banco degli imputati”. Il settore economico insorge unito per dire basta: “Basta sparare a zero sulle aziende”. È questo il messaggio lanciato stamani dalle principali associazioni economiche del Cantone. “Siamo preoccupati per i continui attacchi al mondo produttivo”, ha detto il Luca Albertoni, direttore della camera di commercio dell’industria e dell’artigianato. Il messaggio è rivolto soprattutto ai sindacati e allo Stato ai quali le associazioni economiche chiedono un partenariato sociale costruttivo. Le associazioni economiche non si nascondono dietro a un dito: gli abusi esistono e vanno combattuti. La lotta contro gli abusi tuttavia non deve passare da uno smantellamento delle strutture che hanno reso la Svizzera uno dei paesi più competitivi al mondo, ha detto Stefano Modenini, direttore dell'AITI. Secondo le associazioni economiche, le soluzioni non vanno individuate nell’introduzione generalizzata di contratti collettivi di lavoro. In quest’ottica si inserisce il fermo no, ribadito stamani, al salario minimo traversale di 3300 franchi per tutto il settore dell’industria, rivendicato dai sindacati con un esposto alla tripartita negli scorsi mesi.Dei 28 mila impiegati nell’industria solamente 5000 persone hanno un salario pari o inferiore a 3000 franchi, ha aggiunto Modenini. Il direttore dell’AITI ha poi fatto il punto della situazione anche sul tema salario minimo in cambio di deroghe. L’accordo tra associazione e sindacati – dato quasi per certo lo scorso mese - è ancora sul tavolo delle trattative. A buon fine invece sono andate le trattative per contratto collettivo nel settore dell’edilizia. Qui i salari minimi per un muratore superano i 5000 mila franchi. Un salario dignitoso che non giustifica, ha detto Vittorino Anastasia direttore della SSIC, l’accanimento dei sindacati. fp
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