
Il Movimento per il socialismo ha preso atto del risultato della votazione sugli orari di apertura dei negozi e della conseguente decisione del Consigliere di Stato Vitta, nella sua qualità di presidente dell’Ufficio di conciliazione, di indire una prima riunione tra le parti sociali alfine di discutere la conclusione di un contratto collettivo di lavoro (CCL) valido per tutto il settore, al quale poi conferire l’obbligatorietà generale, cioè una validità generale, per tutti i negozi, al pari di una legge. Solo a questo punto, infatti, la legge sugli orari di apertura dei negozi approvata il 28 febbraio dal popolo ticinese potrebbe entrare in vigore.
Le organizzazioni sindacali hanno affermato, dopo la votazione, di voler partecipare ai negoziati in vista della conclusione di un CCL che permetterebbe l’entrata in vigore della legge: anche il sindacato Unia, che aveva promosso il referendum contro il progetto di nuova legge sugli orari di apertura dei negozi, ha affermato di voler partecipare a questa trattativa.
"In questa prospettiva - scrive l'MPS - proprio perché l’entrata in vigore della nuova legge rappresenterebbe un peggioramento delle condizioni quadro, un eventuale CCL dovrà contenere una regolamentazione delle condizioni di lavoro che abbiano come base le situazioni oggi più avanzate dal punto di vista salariale e sociale, superando regolamentazioni legali oggi vergognose per i livelli salariali previsti (pensiamo, ad esempio, al contratto normale di lavoro per i negozi con meno 10 dipendenti che prevede salari minimi – quindi salari legali validi per tutti – a 3'000 franchi mensili – per 12 mensilità)."
Per il Movimento per il socialismo ci sono alcuni punti irrinunciabili:
- validità del CCL per tutti i negozi e punti vendita presenti sul territorio cantonale, indipendentemente dal fatto che tali negozi appartengano a gruppi che hanno già contratti aziendali (COOP, Migros, Foxtown, Aldi, Lidl, etc. )
- salari minimi che, in nessun caso e per nessun categoria di lavoratori, siano inferiori ai 4'200 franchi mensili per 13 mensilità e per un orario settimanale di 40 ore
- diritto a due giornate intere libere settimanali
- contenimento dell’orario di lavoro all’interno di una banda oraria di 9 ore giornaliere
- divieto del lavoro su chiamata
- congedo maternità di almeno 20 settimane
- riconoscimento di diritti e congedi sindacali.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

