
Domenica il progetto di "Sponda sinistra" è stato bocciato da cinque comuni su sette. E ora è tiro a segno. Ha aperto le danze il direttore del Dipartimento Istituzioni Norman Gobbi, che ha messo in discussione la leadership politica dei poli del Sopraceneri. Gli ha fatto eco su Teleticino il sindaco di Mendrisio Carlo Croci (per saperne di più clicca qui) che ha evidenziato un chiaro pressapochismo nella pianificazione dell'aggregazione. E ora a sparare le sue bombe sul Locarnese è il sindaco di Lugano Giorgio Giudici. "Temo che per i prossimi 5-6 anni di nuovi progetti aggregativi urbani nel Locarnese non si potrà parlare", premette il sindaco di Lugano alla Regione Ticino. Poi la stoccata. "È chiaro che avete a che fare con tensioni personali, di quelle che condizionano enormemente l’implementazione di nuovi progetti. Con il risultato che continua a mancare, nel meccanismo-Ticino, una ruota importante. A questo punto credo che qualcuno dovrebbe, con saggezza, fare qualche passo indietro e accantonare qualche ambizione velleitaria. È anche una questione di dignità: non si può sempre speculare sugli altri. Chi ha fatto come noi ha dimostrato di saper fare, e chi non l’ha fatto non può più pretendere di andare sempre a traino".E infine: "Il Dipartimento si muova finalmente per mettere in atto procedure che garantiscano più equità nel sostegno di centri e periferie. Lugano non mette certo in discussione il suo appoggio alle zone più discoste del cantone, ritenute a ragione un patrimonio territoriale che va difeso e sostenuto, ma quanto ai centri, beh, il discorso deve per forza essere diverso. Perciò abbiamo già sollecitato un cambiamento. Che a questo punto si impone davvero". Giudici pensa alla seconda modifica della Legge sulla perequazione finanziaria intercomunale, attesa a cavallo fra il 2012 e il 2013. Lugano intende infatti arrivare ad una nuova definizione degli aventi diritto: che tagli i fondi ai centri urbani in rosso che non si sono aggregati.
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