
«Avete una situazione molto specifica, perché dipendete fortemente dagli operatori provenienti dall'estero. Le persone pagano premi molto elevati, ma ciò che potete fare ora è incentivare l'innovazione e la ricerca con l'Università di Lugano. È questa la prospettiva di Yvonne Gilli, presidente dell'Associazione di categoria svizzera dei medici FMH. Uno sguardo lanciato sul Ticino da nord delle Alpi è quello della formazione a Bellinzona, uno dei temi più sottolineati.
Denti: «Basta prendere medici dagli altri Paesi»
«Ora è il momento di smetterla di andare a prendere i medici dagli altri Paesi. Sono Stati che investono risorse per formarli e non è giusto che noi ne approfittiamo», sostiene il presidente dell'Ordine dei medici del Canton Ticino, Franco Denti, sottolineando che l'appello «è di cambiare immediatamente l'esame d'ammissione alla facoltà di medicina, che non serve assolutamente a nulla, e di abolire il numero chiuso». Per Denti è dunque tempo di una riflessione vera. «Non possiamo più accettare questi due colli di bottiglia che impediscono ai giovani e alle giovani liceali che vogliono studiare medicina di avere le stesse opportunità che abbiamo avuto noi in passato».
Rafforzamento modello «medico di famiglia»
Dalla formazione passa anche il rafforzamento del modello del medico di famiglia, ci viene spiegato. Una strada da percorrere anche per contenere i costi della salute. Tra le piste per il futuro c'è inoltre la digitalizzazione delle cure, con l'obiettivo di ridurre il carico amministrativo che grava sugli operatori sanitari. «Abbiamo urgente bisogno di standard, sia per i contenuti, affinché ci si possa comprendere nelle diverse lingue, sia dal punto di vista tecnico», spiega ancora Gilli. «Per questo serve la voce del Canton Ticino a Berna, perché è necessario un cofinanziamento federale. Gli operatori sanitari devono essere liberati da questi oneri amministrativi e la digitalizzazione può aiutare, ma solo se possono partecipare attivamente al processo».
Tre direttrici da seguire
Per i medici, dunque, le direttrici da seguire sono tre: medicina di famiglia, digitalizzazione e formazione. Proprio su quest'ultimo fronte il Cantone sta intervenendo per quanto di sua competenza. «Penso alla Facoltà di scienze biomediche, che ha permesso di formare una sessantina di nuovi medici», spiega il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, Raffaele De Rosa, affermando che è una facoltà molto apprezzata, che consente agli studenti di conseguire il diploma federale, «ed è qualcosa di davvero straordinario. Penso anche al progetto di assistentato per i medici di famiglia e a tutte le misure introdotte per promuovere questa specializzazione, compreso il nuovo Istituto di medicina di famiglia a Lugano». Tutti elementi che contribuiscono ad affrontare le sfide con cui il settore sanitario è confrontato.

