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Ticino
"Basta interinali nel Cantone!"
"Basta interinali nel Cantone!"
"Basta interinali nel Cantone!"
Redazione
11 anni fa
Fonio e Jelmini chiedono al Governo di tagliare i sussidi alle aziende che fanno capo al lavoro ad interim

Il Cantone non deve impiegare lavoratori interinali, a meno di gravi, giustificati e comprovati motivi. E deve fissare delle percentuali massime di lavoratori interinali per le aziende che lavorano per lui.

È quanto ritengono i deputati PPD Giorgio Fonio e Lorenzo Jelmini, entrambi pure sindacalisti OCST, i quali hanno presentato oggi un'iniziativa parlamentare generica con l'obiettivo di ridurre drasticamente il ricorso ai lavoratori interinali in Ticino.

Un tipo di lavoro che, ricordano Fonio e Jelmini, "è diventato ormai un’abitudine per certi datori di lavoro. In Ticino le ore di lavoro svolte dal personale interinale sono quasi quadruplicate dal 2000, passando da 1,7 milioni di ore a 6,5 milioni."

"La stragrande maggioranza dei lavoratori internali proviene da oltreconfine e viene impiegata nell’edilizia e nell’industria, due settori dove il tasso di disoccupazione SECO è superiore alla media generale ticinese: 4,9% nelle attività manifatturiere, 7,7% nelle costruzioni, contro 3,3% in generale a giugno 2015, 5% nelle attività manifatturiere e 7,3% nella costruzione contro 3,3% in generale a luglio" scrivono i due popolari democratici. "Dimostrazione che anche in questi settori esistono lavoratori residenti alla ricerca di un impiego."

"Anche il ricorso a lavoratori notificati a tempo determinato, le cosiddette assunzioni di impiego, ha registrato un forte incremento. Il lavoro svolto dalle assunzioni di impiego corrisponde al 60% del totale delle ore di lavoro fornite dai notificati, pari a 1'668 posti di lavoro equivalenti a tempo pieno (ETP) su un totale di 2’805" aggiungono Fonio e Jelmini.

"Detto altrimenti, in Ticino ogni 10 impieghi ETP di lavoro notificato, 6 sono rappresentati da lavoratori assunti da ditte svizzere, e gli altri 4 sono attribuibili all’attività svolta da operatori di ditte estere (indipendenti e distaccati. Stando allo studio dell’Ustat, solo il 30% delle assunzioni di impiego passa attraverso un’agenzia interinale per trovare un lavoro, il restante 70% viene assunto direttamente da imprese ticinesi tramite altri canali, probabilmente direttamente all’estero" scrivono Fonio e Jelmini. "Significa che alla già impressionate cifra di oltre 6,5 milioni di ore di lavoro fornito dalle agenzie interinali, vanno ancora aggiunte quelle prestate dal 70% delle assunzioni di impiego. Questi lavoratori temporanei notificati vengono ingaggiati nell’edilizia il 13%, nel comparto degli alberghi e della ristorazione il 13%, nel commercio il 6%, nell’industria il 5% e il rimanente 33% in tutti gli altri comparti."

"I lavoratori interinali sono meno protetti e più facilmente sfruttabili visto che generalmente chi si rivolge ad un’agenzia ha bisogno di lavorare ed è quindi più disposto a fare concessioni sulle condizioni di lavoro, gli orari, la paga" sottolineano i due deputati. "Per le assunzioni di impiego la pressione è anche superiore, visto che la notifica li “lega” a un determinato impiego o datore di lavoro. Un esempio lampante sono gli abusi riscontrati sul cantiere dello svincolo autostradale di Mendrisio del consorzio Cossi LGV: gli operai venivano fatti lavorare dalle 10 alle 11 ore durante le giornate di canicola. Su 11 lavoratori, tre erano collocati tramite un’agenzia di lavoro, due erano distaccati, di cui uno tramite agenzia interinale, due erano al beneficio di un contratto a tempo determinato e uno, da quanto si è potuto constatare, era privo di qualsiasi permesso di lavoro. Solo tre soli operai risultavano assunti con un contratto a tempo indeterminato, vale a dire meno del 30% del personale con un normale contratto di lavoro."

"Gli stessi responsabili delle agenzie interinali ammettono che i lavoratori a prestito, in particolare i frontalieri sono “più flessibili” e disposti ad accettare paghe con cui i ticinesi non arriverebbero a fine mese” aggiungono.

"Rispondendo all’Interrogazione 17 marzo 2014 n. 61.14 “Agenzie interinali e precarizzazione: un fenomeno fuori controllo?”, il Consiglio di Stato si è detto “pienamente consapevole della tendenza in atto sul mercato del lavoro, che vede un graduale incremento del ricorso alle agenzie interinali da parte delle aziende" ricordano Fonio e Jelmini. "Questa tendenza risponde in parte alle esigenze sempre più complesse e dinamiche del mercato del lavoro attuale, ma visti i rischi di precarizzazione e dumping che presenta dev’essere indubbiamente monitorata e – se del caso – incanalata usando gli strumenti a disposizione"."

"Il Consiglio Federale ha dal canto suo, sempre risposto negativamente alle richieste del Ticino di “incanalare” il fenomeno, fin dal postulato 05.3372 “Norme protettive più efficaci per il lavoro a prestito”, presentato da Meinrado Robbiani nel 2005" scrivono ancora Fonio e Jelmini. "Anche l’ultimo tentativo, la mozione presentata nel dicembre scorso dalla consigliera nazionale Marina Carobbio, che chiedeva di adeguare la Legge sul collocamento del personale a prestito a quanto prevede il Codice delle obbligazioni, è stato vano."

"Visto che gli strumenti a nostra disposizione, in particolare i Contratti normali di lavoro, non sono riusciti ad arginare il fenomeno, crediamo sia giunto il momento di crearli noi questi strumenti" proseguono Fonio e Jelmini. "Se non è possibile imporre regole al settore privato in generale, il Cantone può almeno dare il buon esempio limitando il ricorso agli interinali nei settori statale, parastatale e in tutte le imprese, aziende, enti che ricevono aiuti, sussidi o lavori dallo Stato sull’esempio di quanto avviene per gli appalti pubblici nel settore edilizio. Gli appelli alla responsabilità sociale e verso il territorio rivolti alle imprese non hanno dato l’esito sperato; è quindi necessario cambiare strategia, iniziare a farsi promotori di una svolta etica nell’economia e dimostrare che vogliamo veramente favorire l’occupazione residente, e non solo a parole. Siamo sempre al punto di partenza: da allora non si è risolto niente, anzi il fenomeno è peggiorato e ormai riguarda quasi tutti i settori: edilizia, artigianato, industria, terziario impiegatizio. Rispondendo ad un’interrogazione dello scorso anno, Il Consiglio di Stato si limita assicurare che monitorerà la situazione e continuerà a fare pressione sulle autorità federali affinché trovino una soluzione."

"Le speranze però sono molto vane perché il Consiglio federale ritiene che “il prestito del personale risponda a un’esigenza sia delle imprese che dell’economia nazionale” e ha respinto anche l’ultimo tentativo di inasprire le regole. Allora perché invece di aspettare che da Berna cambino idea, non si tenta di cominciare ad agire a livello cantonale?" chiedono i due deputati. "Si potrebbe pensare ad esempio fissare percentuali massime di interinali come avviene per le imprese edili che partecipano ad appalti pubblici per tutte le imprese, enti e attività che ricevono sussidi o aiuti dal cantone dagli ospedali, ai musei, agli asili nido fino alle imprese che ricevono aiuti in base alla Legge sull’innovazione."

"La presente iniziativa propone la soluzione più severa, impedendo di far capo a internali, se non per gravi, giustificati e comprovati motivi" concludono Fonio e Jelmini. "Il Consiglio di Stato deve avere la possibilità di fissare quote e stabilire le severe condizioni per l'assunzione a titolo eccezionale di lavoratori interinali."

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