
Da Berna è recentemente arrivato il 'niet' ai controlli sistematici per i nuovi permessi di lavoro, anche se la misura era stata votata dal Gran Consiglio ticinese. Il Consiglio di Stato si è rivolto a Berna e si è sentito dire che un’operazione simile non è ammessa dall’Accordo sulla libera circolazione.
Delusi dalla risposta inviata da Palazzo Federale al Consiglio di Stato, i promotori della misura Giorgio Fonio, Maurizio Agustoni e Luca Pagani hanno scritto una lettera aperta al direttore del DI Norman Gobbi e al direttore del DFE Christian Vitta, con riferimento particolare alla situazione del loro Mendrisiotto.
Signori Consiglieri di Stato,
vi scriviamo nella vostra veste di Direttori del Dipartimento Istituzioni e del Dipartimento delle finanze e dell’economia.
Come sapete, per arginare i numerosi abusi nel mondo del lavoro, abbiamo proposto una verifica sistematica di tutti i nuovi permessi di lavoro, allo scopo di fermare scempi come quello di informatici assunti a 2 mila franchi o segretarie retribuite ben al di sotto di quanto stabilito dalla legge.
Su iniziativa del Dipartimento delle istituzioni il nostro Cantone ha introdotto negli scorsi anni la misura del casellario giudiziale, contro il parere di Berna.
Abbiamo sostenuto questa misura in quanto utile per fermare sul nascere l’arrivo di persone non gradite sul nostro territorio.
Considerato il preminente interesse pubblico alla tutela del mercato del lavoro e del salario dei lavoratori ticinesi, vi chiediamo, visto che la verifica dei permessi e delle condizioni salariali compete ai vostri Dipartimenti, di applicare la nostra iniziativa votata dal Gran Consiglio indipendentemente dal parere di Berna.
Sicuri che la lotta all’illegalità non ha distinzioni, contiamo su di voi per fermare sul nascere coloro che, tramite salari illegali, assumono personale estero a scapito dei residenti.
Sicuri del vostro sostegno, vi salutiamo cordialmente.
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