
La risposta del Consiglio di Stato sul caso Bally non soddisfa l’OCST. Il sindacato esprime «grande delusione» per quanto comunicato dal Governo in seguito all’interrogazione presentata in Gran Consiglio da Claudio Isabella ed Evaristo Roncelli, accusando l’Esecutivo di aver evitato di affrontare gli aspetti centrali della vicenda.
Secondo l’OCST, il Governo ha formalmente risposto alle domande dei deputati, ma senza entrare realmente nel merito. Sugli elementi concreti, avrebbe richiamato i vincoli del segreto d’ufficio e fiscale, mentre sulle possibilità di tutelare gli interessi pubblici avrebbe rinviato alle proprie competenze e alle procedure previste. Anche rispetto ai rischi per il tessuto economico cantonale, sostiene il sindacato, le considerazioni sarebbero rimaste generali. «Questo agire non può che preoccupare».
«Tra il divulgare informazioni riservate e il non assumere alcuna posizione c’è una differenza sostanziale»
L’OCST riconosce l'esistenza di informazioni che il Consiglio di Stato non può rendere pubbliche, ma contesta l'atteggiamento assunto dall'Esecutivo: «Tra il divulgare informazioni riservate e il non assumere alcuna posizione c’è una differenza sostanziale».
Al Governo, sottolinea il sindacato, non era stato chiesto soltanto di riferire quanto a sua conoscenza, ma anche di esprimere una valutazione sui rischi per il territorio, sugli eventuali strumenti di prevenzione e sulle misure che potrebbero impedire il ripetersi di situazioni analoghe. Su questi punti, sempre secondo l’OCST, le risposte sono rimaste sostanzialmente generiche.
Il sindacato fa particolare riferimento alla domanda relativa alle imprese potenzialmente esposte nei confronti di Bally e all’ammontare dei crediti a rischio, alla quale il Cantone ha risposto di non disporre di una stima. «Chi deve avere una visione complessiva di ciò che accade sul territorio, se non l’autorità pubblica?».
«Quella di Bally non è una vicenda privata qualsiasi»
Per l’organizzazione sindacale la portata del caso va ben oltre la singola azienda. «Quella di Bally non è una vicenda privata qualsiasi». Si tratta, sottolinea l’OCST, di una realtà industriale e occupazionale importante per il Ticino, con una lunga storia, la cui crisi ha conseguenze innanzitutto sulle lavoratrici e sui lavoratori, ma anche sul territorio e potenzialmente sull’intera filiera economica.
Lo stesso Consiglio di Stato, prosegue, riconosce che le crisi aziendali possono avere ripercussioni sul tessuto economico e sociale ticinese e indica nel partenariato sociale uno strumento importante per la tutela e il buon funzionamento del mercato del lavoro. «Proprio per questo ci saremmo aspettati qualcosa di più di una risposta amministrativamente corretta, ma politicamente evasiva».
L’OCST precisa di non chiedere al Governo di sostituirsi alla magistratura o di interferire nelle procedure concordatarie. La richiesta è invece che l’Esecutivo «si assuma fino in fondo il proprio ruolo politico»: osservando quanto accade, valutandone le conseguenze e costruendo strumenti che possano evitare il ripetersi di casi analoghi.
«Non intendiamo accontentarci»
«L’OCST non intende accontentarsi di questa risposta. Continueremo a cercare, nelle sedi opportune, le risposte che riteniamo necessarie».
Le persone che hanno lavorato per anni per Bally oggi, sostiene, stanno pagando le conseguenze di decisioni sulle quali non hanno potuto incidere. «A loro, prima ancora che alle istituzioni, riteniamo si debba una risposta. E questa volta non può essere un altro “non possiamo, non sappiamo, non possiamo dire”», conclude.

