
La videosorveglianza di una ditta di via Ciseri gli ha dato ragione. Il terzo imputato coinvolto nell’aggressione di Balerna non ha di fatto preso parte al delitto. La notizia è anticipata da Teleticino.
Le immagini visionate dal procuratore Amos Pagnamenta, titolare dell’inchiesta, lo ritraggono fermo a una cinquantina di metri, lontano quindi dalla palazzina dove si è consumata l’aggressione, avvenuta il 10 dicembre scorso e che ha portato in ospedale il 53enne kossovaro, con gravi ferite alla testa e agli arti superiori. Smentita dunque la versione della moglie della vittima, la quale sosteneva che ad aggredire il marito sul pianerottolo fuori casa fossero in tre.
Un chiarimento importante, ma non decisivo per la posizione dell’imputato sul quale grava – giuridicamente – l’aver fornito l’arma del delitto, ossia il machete da 40 centimetri poi utilizzato dal 23enne d’origini dominicane, in carcere con l’accusa di tentato omicidio. Sapeva l’imputato o poteva presumere che cosa avrebbe fatto il 23enne con questa arma? Domande alle quali risponderà l’inchiesta della magistratura.
Intanto gli interrogatori del procuratore continuano. L’autore materiale sostiene di essersi presentato in via Ciseri unicamente per chiarire i motivi della lite scoppiata poche ore prima tra suo fratello e il figlio del 53enne kossovaro e che questo sul pianerottolo lo avrebbe aggredito con una mazza da baseball. Insomma, per il 23enne si trattò di legittima difesa. Anche se il rapporto del medico legale consegnato a fine dicembre parla chiaro: i quattro colpo inferti al volto e al braccio della vittima erano potenzialmente letali.
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