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Ticino
Balerna e machete di via Ciseri
Redazione
13 anni fa
Il magistrato ha presentato ufficialmente oggi la richiesta di carcerazione preventiva dei due italiani fermati dopo il fatto di sangue

L’arma, un machete da 40 centimetri, è stata acquistata in uno Swiss Army Shop alcuni anni prima. Come sia finita nelle mani dell’aggressore sarà l’inchiesta del procuratore pubblico Amos Pagnamenta a doverlo stabilire.

Una cosà è certa: apparteneva a uno dei due italiani che hanno preso parte a quella che è stata definita una spedizione punitiva. Ma anche su questo punto le versioni divergono. “Non sono andato in via Ciseri per uccidere”, ha dichiarato agli inquirenti il 23enne d’origini domenicane finito dietro le sbarre martedì scorso con l’accusa di tentato omicidio e lesioni gravi. “Mi sono presentato unicamente per chiarire i motivi della lite avvenuta un’ora prima in via Henri Guisan e il 53enne kossovaro – sul pianerottolo fuori casa - mi ha aggredito con una mazza da baseball”. Una versione diametralmente opposta rispetto a quella circolata nelle ore seguenti al fatto di sangue.

Intanto è solamente di questa mattina la richiesta di carcerazione preventiva presentata dal pm Pagnamenta nei confronti dei due italiani che – con responsabilità diverse – hanno accompagnato il 23enne in via Ciseri.

La richiesta del magistrato emerge soprattutto dalla necessità di chiarire alcune testimonianze discordanti rese dai tre imputati in fase di interrogatorio. Su un punto tuttavia le versioni dei tre convergono: in via Ciseri uno degli italiani, fermato mercoledì nella sua abitazione di Coldrerio, sarebbe giunto in un secondo momento. Versione tuttavia contestata dalla moglie della vittima la quale sostiene che a prendere parte, o perlomeno ad assistere, all’aggressione del marito erano presenti tutti e tre.

Ma il nodo maggiore che il magistrato dovrà sciogliere è quello riguardante l’arma del delitto. E qui si apre un capitolo delicato, soprattutto per il proprietario del machete, colui che sarebbe giunto in un secondo tempo sul luogo del delitto. Il passaggio dell’arma come è avvenuto? L’arma è stata fornita volontariamente? Oppure l’autore l’ha presa tenendo all’oscuro il suo proprietario? Una versione quest’ultima difficilmente difendibile se non fosse che il machete si trovava in un cantiere dove i due imputati, entrambi muratori, lavoravano.

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