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Ticino
Bala i ratt: chiesto l'intervento di Roma
Redazione
16 anni fa
Il parlamentare del PdL Marco Zacchera chiede l'intervento del ministro degli Esteri e denuncia la campagna pubblicitaria

«Nel Canton Ticino è in atto una campagna anti-italiani». Lo ha denunciato a Roma, con interrogazioni rivolte al ministro degli Esteri e a quello dell'Economia, il parlamentare del PdL Marco Zacchera, che è anche sindaco di Verbania. A sollevare le critiche del deputato la campagna pubblicitaria lanciata da uno studio locarnese che - afferma Zacchera - con un chiaro invito alla «derattizzazione», mette nel mirino, come esempio di «ratti» sgraditi, tre tipi di persone: gli stranieri che delinquono, i frontalieri e il ministro italiano dell'economia e delle finanze Giulio Tremonti. Il deputato italiano fa riferimento alla campagna avviata dall'agenzia pubblicitaria Ferrise Comunicazione di Muralto sul suo sito www.balairatt.ch e su Facebook contro «l'invasione del frontalierato», la «crescente criminalità d'importazione» e la «fiscalità opprimente», in cui appaiono tre «ratti» a corpo umano: «Fabrizio» di Verbania piastrellista in Ticino, il rumeno «Bogdan» senza professione e l'avvocato «Giulio», avvocato in Lombardia. La campagna ha già suscitato numerose reazioni su internet. Il parlamentare del Popolo della Libertà afferma che non ci sta a veder nascere oltre confine un movimento che, definendo i lavoratori frontalieri italiani «ratti» e chiamando in causa come primo «ratto» il ministro Tremonti, oltre a ledere l'immagine dell'Italia e dei suoi cittadini che in Svizzera lavorano, producono e pagano le tasse, rischia di creare tensione sociale. «Ho appreso con estremo stupore e con grande disappunto - dice Zacchera - di questa campagna pubblicitaria che è odiosa, ha impronta razzista e fortemente demagogica. Rifiuto di pensare che i problemi del Canton Ticino siano i lavoratori frontalieri, e tanto meno il ministro Tremonti, perché con lo scudo fiscale ha richiamato in Italia capitali italiani 'parcheggiati' nella Confederazione. A maggior ragione mi rifiuto di pensare che un Paese come la Svizzera che ha oltre 500 anni di democrazia possa accettare simili espressioni».

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