
Ci sono certe storie che quando approdano di fronte alla giustizia in un primo momento ci colpiscono per il loro carattere singolare, a tratti buffo, e poi, man mano che i contorni si fanno più sottili e precisi si mostrano in tutta la loro desolante tristezza. La vicenda che è approdata oggi nell’aula principale del tribunale penale è senza dubbio una di queste: è successa nell’ottobre del 2009, in Leventina e ha come protagonisti un frate e una ragazza 22.enne di etnia rom. L’intrigo è facile da intuire: la ragazza – richiedente l’asilo – seduce il frate che cede all’invito baciando sulla bocca e sul seno la giovane donzella. A complicare la situazione, però, c’è di mezzo una telecamera che la 22.enne all’insaputa del frate nasconde per documentare lo scambio consenziente di effusioni amorose. E così si passa dalla favola dai chiari sapori boccacceschi alla cruda realtà: la ragazza col filmato in pugno si mette a ricattare il frate: vuole 20 mila franchi in cambio del silenzio. Un silenzio che oggi dinnanzi alla corte delle Assise Correzionali è stato levato dal giudice Marco Villa per condannare la 22.enne a una pena di 14 mesi sospesi per 3 anni. L’accusa principale, promossa dalla procuratrice pubblica Clarissa Torricelli e confermata dalla sentenza, è quella di estorsione. Complessivamente la somma estorta supera di poco i 5000 franchi, soldi che tuttavia il frate avrebbe dato senza alcuna richiesta, come già da tempo faceva, ha spiegato Marco Villa. Per la difesa, l’imputata è stata invece vittima a sua volta di un ricatto da parte di una famiglia rom conosciuta a Chiasso al centro per richiedenti l’asilo. Se la 22enne voleva continuare a frequentare la figlia, con la quale aveva una relazione amorosa, doveva spillare i soldi al frate. E così per amore di donna – peraltro nota alla cronaca per essere sparita nel luglio del 2008, si pensava dapprima ad un rapimento, poi a una fuga amorosa – la 22.enne è andata con il frate, tradendo la sua fiducia. La ragazza, ha deciso il giudice Villa - che non ha riconosciuto la tesi della difesa - rimarrà in carcere fin tanto che non saranno pronte le carte per il rimpatrio in Bosia, il paese d’origine dal quale era partita prima di girare mezza Europa per poi finire in Ticino. [email protected]
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