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Ticino
Baby Paradise: parlano le mamme
Redazione
16 anni fa
Il giudice Marco Villa, ha convocato due madri che hanno deposto in qualità di testimoni. Le loro dichiarazioni sono state contrastanti

Il processo Baby Paradise è uno di quelli particolarmente complessi. Non solo per le gravi accuse nei confronti della ex titolare dell’asilo nido. Non solo perché le presunte vittime all’epoca dei fatti avevano pochi anni di vita e quindi particolarmente vulnerabili. Il compito della corte è difficile perché le posizioni delle parti sono diametralmente opposte. Legare i bambini ai lettini, usare lacci per contenere i piccoli ospiti, lasciarli piangere fino allo sfinimento, costringerli a mangiare pastoni – come hanno riferito alcune ex dipendenti del Baby Paradise - sono per l’accusa evidenze che inchiodano l’imputata 65enne.Per la difesa sono invece affermazioni di persone che, in parte, sono indagate per maltrattamenti o che volevano farla pagare caro alla ex direttrice per presunti metodi dispotici. Un processo insomma dove, in assenza di prove schiaccianti, ognuna delle parti pesa le parole per segnare un punto a proprio favore. Oggi il giudice Marco Villa, per avere un quadro più preciso oltre agli atti in suo possesso, ha convocato due madri che hanno deposto in qualità di testimoni. La prima questa mattina. La donna ha portato tra il 2002 e il 2003 il figlio al Baby Paradise. Il piccolo allora aveva tre anni. “L’imputata le ha mai chiesto l’autorizzazione per usare dei lacci o altri metodi al fine di far dormire il bambino?”. Ha chiesto il giudice Villa alla madre. “No, ma in un’occasione ho intravvisto una delle dipendenti dell’asilo che prima di prendere mio figlio dal lettino ha fatto un gesto simile a quello che si fa per slacciare una fibbia. Ma era solo un’impressione. Non potrei confermarlo”, ha precisato la madre che ha aggiunto di non avere mai avuto problemi con l’imputata. “Mio figlio era sereno quando andava all’asilo, diceva che la Tata – come veniva chiamata l’accusata – era simpatica”. Una testimonianza resa in tranquillità la prima. Al contrario della seconda madre. Un’audizione la sua fatta tra le lacrime per i brutti ricordi che la vicenda Baby Paradise ha fatto riemergere nella donna. “Portavo mio figlio cinque giorni alla settimana perché lavoravo. Se mi avessero chiesto l’autorizzazione all’uso di lacci o simili sarei rimasta scioccata”, ha dichiarato la donna, madre di un bambino che all’epoca dei fatti aveva due anni. La donna ha raccontato quindi di aver portato suo figlio da uno psichiatra, dopo aver saputo dall’inchiesta che il piccolo sarebbe stato legato al letto. “Mio figlio non andava volentieri al Baby Paradise. Piangeva ogni volta. Per fortuna oggi sta bene.” Ha concluso la madre tra le lacrime. Domani il processo riprenderà con la requisitoria della procuratrice pubblica Clarissa Torricelli. Seguiranno le arringhe delle parti civili e della difesa.[email protected]

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