Cerca e trova immobili
Votazioni federali
AVS21, "giù le mani dalle nostre pensioni"
Redazione
4 anni fa
Il comitato ticinese ha presentato le ragioni per votare un doppio no alla riforma dell'avs, in votazione il prossimo 25 settembre.

Un comitato che riunisce diverse realtà associative, politiche e sindacali (OCST, Syndicom, SEV, SISA, SSM, Unia, USS-Ti, Vpod, PS, Giso, Verdi, ForumAlternativo, PC, POP, Più Donne, Coordinamento donne della sinistra, Rete Nateil14giugno, Collettivo Io l’8 ogni giorno, Movimento AvaEv) ha ribadito ieri a Bellinzona la necessità di opporsi all’aumento dell’età di pensionamento delle donne da 64 a 65 anni.

Una riforma che peggiora le disuguaglianze

La riforma, sostenuta dalla maggioranza dei partiti, ha lo scopo di garantire l’equilibrio finanziario minato dall'invecchiamento della popolazione, mantenendo l’attuale livello delle rendite per i prossimi dieci anni. Una tesi confutata da Chiara Landi di Unia a nome del comitato organizzativo, secondo cui la riforma peggiora e aggrava le disuguaglianze. "A conti fatti rappresenta una perdita di 26mila franchi per ciascuna donna all'anno", ha dichiarato a Ticinonews. "È un'ingiustizia perché le donne sono già discriminate nel corso della loro vita: hanno salari più bassi, quindi una prospettiva di rendita molto inferiore rispetto a quella degli uomini. Far sì che siano soltanto le donne a pagare per il rifinanziamento delle AVS lo riteniamo profondamente ingiusto".

Come finanziare l’AVS?

Qualcosa va comunque fatto per finanziare l'AVS. A tal proposito Landi ricorda che l'Unione sindacale svizzera ha lanciato un'iniziativa, per cui si stanno raccogliendo firme, affinché gli utili della BNS siano riversati nelle casse AVS. Secondo Boas Erez, ex rettore dell'USI presente in sala per portare il suo sostegno al comitato, una seria lotta alle discriminazioni salariali porterebbe nelle casse dell'AVS l'equivalente di quanto si vorrebbe andare a risparmiare nel progetto AVS21 a spese delle donne. "Se uno fa le moltiplicazioni e le somme, scopre che mancano un sacco di miliardi di salario alle donne per questioni di discriminazione salariale. Di questa massa salariale il 10,6% andrebbe all'AVS".

Le difficoltà a fine carriera

Secondo il comitato la riforma è anche una prima tappa verso l'aumento generalizzato a 67 anni per tutti. “Ciò che in realtà si cela in questa riforma è la volontà di portare l'età pensionabile per tutti a 67 anni”, ha detto Françoise Gehring (Sev). Ma, ha aggiunto, “oggi solo la metà degli uomini e delle donne esercitano un'attività lucrativa un anno prima del pensionamento. Il mercato del lavoro esclude brutalmente le persone che si avvicinano a fine carriera. Per l'economia costano troppo”.

IVA, un’imposta anti-sociale

Gli oggetti in votazione il prossimo 25 settembre, ricordiamo, sono due: oltre all'aumento dell'età pensionsabile delle donne, si voterà anche sull'aumento dell'imposta sul valore aggiungo (IVA). Un'imposta considerata "altamente anti-sociale” dal deputato comunista Massimiliano Ay, visto che peserà proporzionalmente in modo nettamente maggiore sui redditi bassi rispetto ai redditi alti. E questo in un momento in cui il potere d'acquisto dei cittadini è già ridotto a causa del rincaro generalizzato.

I tag di questo articolo