
Come garantire il finanziamento dell’AVS nei prossimi decenni senza aumentare l’età pensionabile? È la domanda al centro della riforma AVS 2030 presentata ieri dal Consiglio federale, che ha escluso un innalzamento dell’età di pensionamento oltre i 65 anni nel periodo tra il 2030 e il 2040. L’annuncio, comunicato dalla consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider, è stato accolto positivamente da molti, mentre ha suscitato forti perplessità negli ambienti economici. Resta invece ancora aperta la questione del finanziamento del primo pilastro, che nei prossimi anni rischia di finire in profondo rosso.
Le misure sul tavolo
Oltre alla riforma AVS 2030 inviata in consultazione, il Governo ha presentato nuove possibili misure per consolidare le finanze dell’assicurazione vecchiaia. Tra queste figurano un possibile aumento dell’IVA, il disincentivo al prepensionamento, l’innalzamento a 63 anni dell’età minima per il pensionamento anticipato e la soppressione del limite massimo di 70 anni per migliorare la propria rendita AVS. L’obiettivo dichiarato è quello di incentivare le persone a restare più a lungo nel mondo del lavoro, ma su base volontaria e senza imposizioni generalizzate. Previsti inoltre contributi più elevati per i lavoratori indipendenti e l’assoggettamento parziale di determinati dividendi all’obbligo contributivo.
Le critiche dell’economia
Le proposte hanno suscitato forti critiche da parte del PLR e degli ambienti economici. Il presidente dell’USAM Fabio Regazzi ha espresso «scetticismo, per non dire contrarietà» verso il progetto. Secondo Regazzi, le misure proposte rischiano di aumentare il costo del lavoro in una fase economica delicata: «Si tende a prelevare maggiori contributi dai dipendenti e dagli indipendenti, rincarando il costo del lavoro, cosa di cui non abbiamo bisogno soprattutto in un momento di difficoltà come questo». Per il presidente dell’USAM, gli interventi prospettati rappresentano una «medicina omeopatica» che non affronta il nodo centrale, ossia l’aumento o l’adeguamento dell’età di pensionamento. «Ci sarebbero i presupposti per farlo», ribadisce Regazzi.
Il fronte sindacale
Di posizione opposta il mondo sindacale, che sostiene la scelta del Governo di non aumentare l’età pensionabile, ma critica le limitazioni al prepensionamento e gli incentivi indiretti a lavorare più a lungo. Per Giangiorgio Gargantini, segretario regionale di UNIA, il progetto contiene «aspetti positivi», a partire dal mantenimento dei 65 anni. «È invece molto problematica la decisione di alzare l’età al di là della quale è possibile fare un pensionamento anticipato», sottolinea Gargantini. «È importante lasciare l’opzione del prepensionamento a quei lavoratori che decidessero di andare in quella direzione». Secondo il sindacalista, non ha senso obbligare indirettamente le persone a lavorare più a lungo, soprattutto in un mercato del lavoro che dovrebbe offrire maggiore spazio ai giovani.
Il nodo del finanziamento
Resta comunque aperta la questione di fondo: come garantire il finanziamento dell’AVS nei prossimi decenni. Per Gargantini, il tema delle difficoltà finanziarie dell’AVS riemerge ciclicamente soprattutto quando bisogna prendere decisioni politiche importanti. «In questo momento si parla ancora del finanziamento della tredicesima AVS votata alcuni anni fa, ma questa non è la realtà dei fatti», conclude

